Politica, istituzioni e territorio. Dialogo oltre i partiti
Giuseppe Adamoli   giuseppe.adamoli@consiglio.regione.lombardia.it
inserito il 8/2/2010 alle 15:32

Ho letto e discusso questa mattina gli ultimi dati disponibili della congiuntura economica in Lombardia. Dopo sei trimestri negativi, la produzione industriale ha finalmente mostrato un segno positivo, pari però soltanto allo 0,4 per cento. Questo risultato è confermato da altri indicatori: gli ordini sono cresciuti e così pure le ore lavorative. Questi dati, parzialmente positivi, sono prontamente utilizzati per la grancassa elettoralistica di chi ha interesse a trasmettere l’idea di una crisi ormai superata dopo averla per lunghissimo tempo negata. Gli esperti ci dicono invece che la ripresa, anche qui da noi, sarà lenta e incerta soprattutto per quanto riguarda l’occupazione. Per questo è necessario uno sforzo congiunto di tutti i protagonisti in campo, imprenditori, sindacati e istituzioni. Bisogna combattere da un lato un pessimismo che non aiuta, dall’altro aspettative rosee destinate ad essere smentite.

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inserito il 8/2/2010 alle 09:08

Filippo Penati sta rinnovando senza troppi clamori il modo di fare il programma elettorale per la Lombardia che deve essere programma di governo. Il che vuol dire enunciare non solo l'obiettivo, ma pure i mezzi per raggiungerlo. L'esempio più chiaro degli ultimi giorni viene dagli asili nido. Primo, la fotografia della situazione: in Lombardia con il 18 per cento dei posti siamo sotto l'obiettivo di Lisbona (30 per cento dei bambini fino a tre anni). Secondo, la quantificazione precisa del programma: ventimila nuovi posti in cinque anni rispetto ai quarantamila circa che ne mancherebbero. Terzo, i mezzi: la Regione ci mette la metà della spesa di investimento, la differenza è a carico dei comuni e dei privati (metodo sperimentato con successo in provincia di Milano). Il costo per la Regione, ipotizzabile in cento milioni, è assolutamente sopportabile.
Ho motivo di credere che Penati proseguirà su questa strada per altri problemi scottanti: la casa, le liste di attesa nella sanità, il nucleare. Se anche gli altri candidati fanno così il confronto sarà civile, trasparente, utile per un voto informato e consapevole.

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inserito il 6/2/2010 alle 10:58

L'imperatore romano cantava e suonava la cetra mentre Roma bruciava.
Il leader padano invece dedica su Telepadania poesie a Malpensa mentre l'aeroporto langue.

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inserito il 5/2/2010 alle 09:59

Domani a Cassano Magnago mega celebrazione per la Pedemontana. Finalmente si pone la prima pietra di un’opera molto importante e controversa che ha mantenuto lo stesso nome, ma ha subito, a metà degli anni novanta, un cambio di itinerario sostanziale. Da Nord a Sud, da Varese città a Malpensa per effetto della forza trainante del nuovo aeroporto aperto una decina di anni fa. Soddisfatto come tutti, lo sono anche io. Anzi di più, da assessore regionale ai Lavori pubblici avevo contribuito a mettere la Pedemontana nelle opere prioritarie e a preparare dei protocolli di intesa con i comuni per il loro attraversamento.
Ho però alcune osservazioni. Quella di domani, più che una cerimonia, è un circo mediatico che mette in scena uno show dai costi non ancora accertati, ma che i bene informati stimano non inferiori ai trecentomila euro. Soprattutto è in corso una mistificazione dei meriti. Il passo decisivo era stato compiuto dal governo Prodi qualche anno fa con la spinta, devo riconoscere, del ministro Antonio Di Pietro. Tutto questo finora è stato ignorato o bellamente sottovalutato.
Ma la considerazione più importante è un’altra. La scelta del governo Prodi era stata tutta preparata qui da noi, sotto la regia del “tavolo Milano-Lombardia”. Di Pietro ed Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, erano qui spessissimo per dialogare con Formigoni, Letizia Moratti, Filippo Penati e le rispettive istituzioni. Tornato Berlusconi al governo il “tavolo” è sparito e sono ricomparse le cene di Arcore e le trasferte a Roma dei vari protagonisti coinvolti nelle infrastrutture, nella difesa del lavoro, nel contrasto allo smog, nella tutela dell’ambiente. Un esempio luminoso di federalismo al contrario.

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inserito il 4/2/2010 alle 12:49

Quella di domenica è stata solo una breve, brevissima, tregua. Lunedì, martedì e ieri infatti a Milano i livelli di Pm10 nell’aria sono schizzati nuovamente oltre il limite consentito. Questa notizia non può certamente sorprenderci. Il vento e il blocco del traffico in città hanno certamente contribuito a far scendere la concentrazioni di polveri sottili, ma sappiamo bene che queste azioni spot hanno poca efficacia, se non quella di richiamare alla mente di tutti il  problema. Servono azioni strutturali, che vedano una forte collaborazione fra i vari enti a tutti i livelli – dalla Regione ai comuni – e che coinvolgano attivamente anche i cittadini. Invece, Letizia Moratti vuole l’estensione dell’ecopass per poi arrivare a imporre un ticket a tutte le macchine che entrano a Milano. Altre istituzioni dello steso colore politico si oppongono fieramente e l’aria peggiora.
Domenica i prelievi delle bici del servizio di bike sharing del Comune di Milano hanno fatto registrare un vero e proprio boom. Fenomeno simile ha interessato la metropolitana. È chiaro che la domenica non si va al lavoro e le famiglie hanno tempo per passeggiate e giri in bicicletta, ma non è solo questo. A Milano e in tutte le regioni servirebbero più piste ciclabili, un servizio di trasporto pubblico più efficiente e puntuale, più incentivi e sponsorizzazioni per le auto ecologiche e maggior attenzione all’educazione ambientale fin dalle scuole elementari. Ci dica Formigoni dove è la sua eccellenza in questo campo.

Tags: smog, milano, ecopass, regione lombrdia     Categoria: Lombardia
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inserito il 4/2/2010 alle 09:35

Il consiglio regionale ha prorogato di un anno, fino al 31 marzo 2011, la scadenza per l’approvazione dei Piani di governo del territorio. È una decisione attesa con ansia da moltissimi comuni di ogni colore politico che non hanno ancora sostituito i vecchi piani regolatori generali. Non si tratta di burocrazia urbanistica, ma di una norma che coinvolge cittadini, professionisti e imprese che vogliano costruire una casa o un capannone.
Per invogliare i comuni a rispettare la nuova scadenza si sono ristrette (troppo poco) le possibilità di approvare varianti e nuovi piani di intervento edilizio. Non è però, purtroppo, il caso di Milano e dell’area dell’Expo nei quali si potrà procedere con qualsiasi variante al vecchio piano regolatore per qualsiasi opera e non solo per quelle legate alla realizzazione della grande esposizione mondiale, il che sarebbe stato giusto e sensato. Ancora una volta la strategia territoriale è stata sacrificata all’improvvisazione e agli interessi economici che non ne vogliono sapere del contenimento dell’uso del suolo.

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inserito il 3/2/2010 alle 11:00

Con l’introduzione dell’elezione diretta del Presidente della Regione era stato istituito, anni fa, il “listino del Presidente” formato da un numero di candidati pari al 20 per cento del Consiglio regionale (sedici seggi in Lombardia). Ogni candidato presidente presenta questa lista bloccata e chi vince se la aggiudica come premio di maggioranza. La motivazione, chiara e tutto sommato abbastanza persuasiva, era di portare nell’Assemblea legislativa donne e uomini che avevano acquisito meriti scientifici, industriali, culturali, sociali fuori dai partiti e che mai avrebbero ingaggiato la competizione delle preferenze per l’altissima probabilità di perdere.
In realtà il “listino” è diventato un riparo sicuro per raccomandati, trombati illustri, pedine di assoluta fiducia di capi di partito, di corrente, di istituzioni varie. Prendiamo il caso del Pdl in Lombardia: Berlusconi ha già prenotato tre posti: uno per il suo fisioterapista Giorgio Puricelli, uno per il suo geometra Francesco Magnano, uno per la giornalista ed ex finalista di “Miss Muretto” Silvia Trevaini. Due posti li ha prenotati Formigoni, uno il sindaco Letizia Moratti e l’altro il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà. E potrei continuare.
Per queste ragioni, e per altre ancora, l’opposizione chiede da tempo l’abolizione del listino bloccato e l’elezione di tutti i consiglieri regionali da parte dei cittadini elettori. Sarebbe un’operazione di democrazia seria e responsabile. Anche per questo la maggioranza non ha voluto una nuova legge elettorale.

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