Politica, istituzioni e territorio. Dialogo oltre i partiti
Giuseppe Adamoli   adamoli1@alice.it
inserito il 25/8/2010 alle 10:57

Il Veneto rivendica di essere una “nazione” più di tutte le altre regioni d’Italia. Per questo motivo sta cercando di elaborare ed approvare uno Statuto autonomista ispirato alla Catalogna, la regione con capitale Barcellona che è la più autonoma da Madrid. Finora non ci è riuscito malgrado una fortissima maggioranza di centrodestra e i richiami allarmati della Corte costituzionale per i dieci anni di ritardo che ha accumulato nel tagliare il traguardo statutario. Qualche mese fa, però, si sono registrati due fatti nuovi che rendono estremamente interessante il laboratorio veneto. La Lega è diventata il primo partito con il 30 percento dei voti e un suo uomo, Luca Zaia, ha sostituito  il berlusconiano Giancarlo Galan alla presidenza della regione.
Come si rifletterà nello Statuto l’ambizione nazionale del Veneto? E’ bene dire subito che lo Statuto non può che essere in armonia con la Costituzione. Altrimenti sarebbe secessione, neanche mascherata ma dichiarata ed esplicita. Dunque illegale, inattuabile ed inammissibile.
La via per raggiungere la massima autonomia possibile esiste ed è duplice. Primo, uno Statuto che valorizzi ed amplifichi la connotazione federalista consentita dalla Costituzione. Secondo, l’applicazione corretta dell’art. 116 della stessa Costituzione  sul cosiddetto “federalismo differenziato”, cioè sulle maggiori forme di autonomia che le regioni possono richiedere al governo e al Parlamento.
E’ la strada seguita dalla Lombardia che, quasi all’unanimità, aveva richiesto, già nell’aprile del 2007, i maggiori poteri in ben dodici materie, tra cui: tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; beni culturali; infrastrutture; ricerca scientifica e tecnologica; cooperazione transfrontaliera. Questo sarebbe il modo più rapido ed efficace per ridurre le distanze con le regioni a Statuto speciale che godono di privilegi finanziari ormai insopportabili. Purtroppo il governo finora ha risposto picche malgrado le proteste del presidente Formigoni. In Lombardia abbiamo dunque lo Statuto in vigore, ma non le maggiori forme di autonomia che solo il Parlamento può autorizzare.
Tutto è incredibilmente fermo in attesa dell’alba radiosa del federalismo fiscale. Si rinuncia cioè al molto che si può ottenere adesso per l’incerto che può arrivare domani. L’autodeterminazione del popolo veneto, si può affermarlo alto e forte, è solo una favola propagandistica come lo sono i fucili padani di Bossi.
Quando si parla del “modello catalano” bisognerebbe tra l’altro prendere in considerazione non solo le sue virtù, ma anche i problemi che sta creando al tentativo spagnolo di mettere ordine nel budget e di abbassare i costi dell’indebitamento pubblico complessivo. La Catalogna sta infatti attraversando una difficilissima congiuntura economica per una serie di avventurose politiche finanziarie. Ci si può ben ispirare a quel modello senza però mitologie inutili e pericolose.

N.B.  Questo pezzo è stato pubblicato questa mattina sulla prima pagina della Prealpina.
Commenti dei lettori: 24 commenti - scrivi il tuo commento
Adamoli, stare a sinistra non ti dona, ti fa perdere gli obiettivi veri. Dal Veneto hai tutto da imparare.
Scritto da Leghista sempre il 25/8/2010 alle 11:29
Non credi che, in questo modo, difendi troppo la Lombardia di Formigoni? Non lo merita affatto.
Scritto da Il pirata il 25/8/2010 alle 12:24
Dire "prima i veneti", nello Statuto, che è la Costituzione della regione, è sbagliato. Pensiamo ad uno Statuto lombardo che dicesse "prima i lombardi". Farebbe ridere. La Lombardia è una grande regione anche per l'apporto di chi lombardo non era.
Scritto da Giovanna Magri il 25/8/2010 alle 13:10
In fondo, in fondo, nel pensiero della Lega fa sempre capolino la tentazione secessionista. Si rendono conto di non potercela fare ma questo sarebbe il loro obiettivo. Il federalismo per loro è un surrogato e basta. Non fatevi ingannare.
Scritto da Albertone da Giussano il 25/8/2010 alle 13:20
Caro presidente, ne abbiamo appena parlato, nella pausa pranzo, con alcune colleghe e colleghi. Stiamo studiando la bozza veneta e un nuovo rapporto da Barcellona. Ci piacerebbe discuterne con lei liberamente. Ho preso l'incarico di invitarla a colazione a Milano quando lei vorrà. Grazie.
Scritto da Dirigente regionale il 25/8/2010 alle 13:54
Sig Giovanna Magri, mi spiace dirlo ma è indietro di molti anni, sicuramente meglio prima i lombardi non importa da dove siano purchè vivano in Lombardia civilmente lavorando e producendo per il suo benessere anche chi "non lo era".Penso che dovrà leggersi qualche libro serio, non il libretto rosso di Mao, ho fare da sponda a qualche bel pensante. Adamoli si ricordi chi era Venezia Genova e..niente è cambiato il Veneto avrà sempre il Leone di San Marco non ci saranno italiette che la tolgano
Scritto da Tiziano il 25/8/2010 alle 14:04
Gentile Giuseppe Adamoli, un autentico "democratico" dovrebbe proporre un'intelligente alternativa di lotta alle cause prime di certe spinte identitarie (il mostruoso sistema economico-finanziario mondiale), non cavalcarle proponendone una versione edulcorata. A molti virtuali e forse mai reali elettori del PD del federalismo, differenziato o meno che sia, non importa nulla: cosa spera, di togliere voti alla Lega inseguendola sul suo stesso terreno?
Scritto da frontemeridiano.splinder.com il 25/8/2010 alle 15:08
Tra l’altro, la Catalogna fa parte, insieme alla Lombardia (e al Baden Wurtemmberg e al Rhone-Alpes), ai “Quattro Motori per l’Europa” e, se ricordo bene, la presidenza dovrebbe essere “stata passata” proprio quest’estate da Formigoni al Presidente catalano. Interessante il commento postato dal dirigente regionale. E’ segno che il Suo parere in materia è ancora molto prezioso. Però saprà bene che “poco possono” i dirigenti regionali se, in casa leghista, qualcosa non si muove, a partire dalla
Scritto da Mafalda il 25/8/2010 alle 15:46
Vice Presidenza Gibelli da un lato e dalla Presidenza Boni dall’altro. Sempre che siano loro a decidere …
Scritto da Mafalda il 25/8/2010 alle 15:47
Caro pirata, a questo proposito occorre considerare la più classica delle distinzioni fra governo regionale, che mi ha visto all'opposizione, e materia istituzionale, che appartiene a tutto il Consiglio. Del resto, lo stesso Formigoni ha sempre dichiarato che non voleva guidare lui la riforma dello Statuto ed è stato corretto e conseguenziale. Personalmente non sono stato un presidente notaio, ma pienamente politico, scontrandomi con la Lega in più di una occasione.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 25/8/2010 alle 15:52
Caro Adamoli, mi permetto una considerazione critica che non riguarda il contenuto del post. Tu fai sempre degli scritti brevi o brevissimi. E' la legge del blog che deve essere letto in un momento. Però in questo modo sacrifichi l'analisi, abbrevi, semplifichi troppo. Il mio consiglio è di perdere, eventualmente, una parte dei lettori e dei commentatori e di essere più analitico, più te stesso, come hai fatto oggi. Hai le qualità, non diventare un pennivendolo provinciale.
Scritto da M. M. il 25/8/2010 alle 16:31
Io sono per il federalismo dei comuni, sono loro che possono gestire i servizi meglio delle regioni, che sono diventate delle istituzioni troppo burocratiche e costose. Via le province, ridurre il peso delle regioni, compiti e soldi ai comuni. Mi sembra un bel programma.
Scritto da Iscritto Como il 25/8/2010 alle 17:32
Sono da'accordo con l'iscritto di Como. Bisogna dare più soldi e poteri ai comuni. Invece i federalisti di strapazzo che ci governano prima con l'ICI e poi con la finanziaria hanno fatto il contrario.
Scritto da Francesco C. il 25/8/2010 alle 18:07
Non so in che cosa differiscano lo Statuto della Lomdardia e quello del Veneto però se non mi sbaglio quello lombardo è stato approvato da tutti. Per una costituzione regionale questo è molto importante.
Scritto da Villa Carlo il 25/8/2010 alle 22:20
@ M.M. - Alcune tue critiche hanno un fondamento. Cerco sempre di trovare il giusto equibrio fra sintesi e approfondimento ma non è facile, tenendo conto che, come tu dici, il blog ha i suoi ritmi e tempi di lettura. Respingo però l'insinuazione che stia per diventare un pennivendolo. Le mie iniziative sono del tutto gratuite, anzi mi costano impegno e qualche sacrificio. Anche gli articoli sulla Prealpina e su altri giornali non sono per nulla remunerati.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 25/8/2010 alle 22:33
Quando era venuto all'università di Brescia a spiegare lo Statuto con il prof. D'Andrea e altri docenti, lei stesso aveva accennato alla via catalana affermando che poteva essere una strada utile anche per la Lombardia. Lei non può ricordarsi ma le avevo fatto una domanda anch'io proprio sul federalismo differenziato. Lei era cauto ma un'apertura l'aveva fatta. Bisognerebbe approfondire magari in un altro post.
Scritto da Boni Andrea il 25/8/2010 alle 22:44
Finalmente un articolo sul federalismo diverso dal solito minestrone. Le cose che si leggono sono sempre tutte uguali. Chi dice che sarà il toccasana per il nord, il sud, il centro e chi dice che sarà un disastro. Nel mezzo quelli che chiedono i conti e le cifre. E' una gran barba.
Scritto da Gerardo D. il 25/8/2010 alle 23:14
Caro Adamoli, mi scuso molto. Il termine pennivendolo mi è scappato e non ha senso. Quando mia moglie ha visto il mio commento mi ha sgridato. Sarei intervenuto già stasera per rimediare. Poi ho visto la tua replica perfino troppo garbata.
Scritto da M.M. il 25/8/2010 alle 23:32
Domanda, che non c'entra con il post. Gian Enrico Rusconi sulla Stampa (qui http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7732&ID_sezione=&sezione=) , Famiglia Cristiana, il Giornale, i turbamenti etici di Vito Mancuso sulla questione Mondadori. In sostanza, si discute del voto e della posizione dei cattolici: teo-con, teo-dem, teo-com e, lancio del momento, teo-cash. Cosa ne pensa?
Scritto da FrancescoG. il 26/8/2010 alle 08:45
Non sapevo che il Veneto non avesse ancora approvato lo Statuto regionale e avesse accumulato un ritardo di 10 anni. Eppure ha sempre governato una maggioranza filoleghista. Dovrebbero vergognarsi invece di impartire lezioni.
Scritto da Umbertone il 26/8/2010 alle 09:46
Caro FrancescoG, credo che i cattolici, come dice Gian Enrico Rusconi, debbano rivedere il loro rapporto con la politica. Ne parleremo nelle prossime settimane. Ti anticipo però che, secondo me, i temi etici non possono da soli fondare un asse politico.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 26/8/2010 alle 11:24
Devo una risposta a Frontemeridiano che mi ha rivolto una domanda diretta. Guarda che non sto inseguendo affatto la Lega. Sul federalismo differenziato le posizioni sono diverse. E' stato inserito in Costituzione con la riforma del centrosinistra del 2001 (eccetto Rifondazione). Loro volevano la devolution, battuta poi dal referendum. Oggi noi insistiamo sull'art. 116 (Cost.ne) e loro sognano solo il federelismo fiscale, perdendo una buona occasione..
Scritto da Giuseppe Adamoli il 26/8/2010 alle 11:30
Con colpevole ritardo, intervengo per far sapere che già all’inizio-metà anni Novanta di modello Catalogna si parlava in una regione come il Friuli Venezia Giulia che è autonoma e ha il cosiddetto Statuto Speciale. Non solo: oggi è un’area territoriale caratterizzata dalla presenza di una lingua (il friulano, riconosciuta con legge statale 482/99) che si può insegnare a scuola, e da altre minoranze linguistiche (sloveno, tedesco). E gli amati – dai leghisti – cartelli stradali sono bi o plurilingue. Esiste una grafia ufficiale, stabilita da legge regionale, esistono pubblicazioni interamente in lingua minoritaria, si può parlare o presentare atti in lingua minoritaria nella pubblica amministrazione… che altro? Una Catalogna fatta e finita. Eppure, non se ne è fatto nulla. E si è detto da più parti, all’interno del dibattito regionale, che non c’erano abbastanza carte in regola per imitare l’esperienza catalana. Come potrebbero diventarlo due regioni a Statuto ordinario e con così pochi elementi in comune tra i vari territori (molto meno la Lombardia che il Veneto)? A Tiziano dico, però, che Giovanna Magri ha ragione: non solo il “melting pot” lombardo non ha paragoni in Italia e di questo va tenuto conto. Ma aggiungo che, sebbene queste cause siano sposate in primis dai leghisti (in Friuli V.G. si chiamavano “autonomisti”, all’epoca, e, seppure con meno esacerbazione, sono diventati i leghisti di oggi), ricordo, e lo ricorderà anche Adamoli, che quando il presidente del Parlamento catalano Ernest Benach è stato ospite del consiglio regionale lombardo, prima il Carroccio ha esultato e gli ha stretto calorosamente la mano, dopo, non appena ha accennato a frasi del tipo “il cittadino musulmano è un cittadino catalano come me”, hanno addirittura abbandonato l’Aula!
Scritto da Laura S. il 26/8/2010 alle 16:23
Grazie Laura, la tua testimonianza di friulana è molto interessante. E poi hai ricordato l'episodio emblematico del presidente del parlamento catalano in consiglio regionale. Il giro di valzer dei leghisti, in quall'occasione, la dice lunga sulla loro cultura politica e sociale.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 26/8/2010 alle 17:02
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