Politica, istituzioni e territorio. Dialogo oltre i partiti
Giuseppe Adamoli   adamoli1@alice.it
inserito il 15/3/2011 alle 08:23

 
Si è polemizzato molto sulla festa nazionale del 17 marzo per celebrare l’unità d’Italia. Discussione apparentemente sciocca perché verteva sul fatto se si dovesse lavorare, oppure no. In realtà c’era in ballo il significato del Risorgimento italiano con la volontà di sminuirlo. Poi un decreto dello stato ha finalmente chiuso la polemica. Dappertutto ma non nella nostra regione.
Per ritirare gli emendamenti ostruzionistici ad un provvedimento sulle celebrazioni in Lombardia (votato dal Pdl, dal Pd e dalle opposizioni), la Lega ha preteso la festa regionale da tenersi tutti gli anni. Ma questa era già prevista dallo Statuto di Autonomia approvato nel 2008. Bisognava solo istituirla formalmente. La novità, se c’è, può quindi  consistere soltanto nell’astensione dal lavoro. Una trovata paradossale.
Ma le assurdità non erano ancora finite. E così è passato un ordine del giorno, proposto da Italia dei Valori e avversato dalla Lega, che prevede l’inno di Mameli prima di ogni seduta consiliare. Credo che non capiti in nessun angolo del mondo che una assemblea legislativa di una grande istituzione territoriale inizi con l’inno nazionale. Il che, naturalmente, non avviene nemmeno nelle sedute più solenni del parlamento:
Affermo questo non per fare delle note di colore. Ma per altri due motivi che hanno a che fare con il funzionamento della Regione. Il primo. Che si cominci ad attuare lo Statuto dalla festa regionale passi pure, purché non si dimentichino le cose più importanti. Che sono tante.
Prepararsi per il federalismo rafforzando il consiglio e le commissioni che hanno il compito di fare le leggi. Proiettare di più l’istituzione regionale verso l’Europa. Attuare il riequilibrio fra uomo e donne, oggi a livelli insostenibili. Soltanto sette donne su ottanta nel consiglio e una sola nella giunta. Dotare la Regione di una legge elettorale che preveda il numero massimo di due mandati per il presidente e l’eliminazione del listino bloccato che sottrae il 20% dei consiglieri al voto dei cittadini e che ha creato il caso di Nicole Minetti.
Il secondo motivo. Sulle questioni istituzionali bisogna smetterla con le contrapposizioni strumentali e con le ripicche che abbiamo visto a proposito delle feste. Questa volta è stata la Lega ad essere isolata e battuta. Spesso si assiste ad una “dittatura della maggioranza” che non ha motivo di esistere. Così si fa strame di ogni confronto serio sui problemi che contano davvero.
Infine, una preoccupazione di fondo. La Lombardia è stata grande non quando si è rinchiusa in una presunta torre d’avorio ma quando ha giocato un ruolo nazionale in Italia e sulla scena mondiale.
Solo così può guadagnare il carisma istituzionale necessario per far accettare da tutte le regioni un federalismo basato sulla responsabilità, sulla solidarietà, sulla emulazione positiva e vincente. Vale a dire la capacità di attrarre gli investimenti attraverso l’efficienza amministrativa, le agevolazioni fiscali e la semplificazione burocratica.

Questo articolo è stato pubblicato come editoriale sulla Prealpina di oggi

 
Commenti dei lettori: 23 commenti - scrivi il tuo commento
Invece che una festa sola per i 150 anni di unità italiana ne avremo due, con quella regionale che si tiene ogni anno. Incredibile.
Scritto da Mario Rosati il 15/3/2011 alle 10:07
Caro presidente, è' andata esattamente come lei ha descritto. Uno spettacolo desolante. Due sedute lunghissime per concludere nel modo più mortificante, litigando furiosamente sulla bandiera e sulla festa regionale. La Lega ha fatto una brutta figura ma l'inno di Mameli all'inizio delle sedute.....
Scritto da Dirigente regionale il 15/3/2011 alle 10:16
Sono due sciocchezze, sia la festa regionale sia l'inno di Mameli. Ma non hanno niente di meglio a cui pensare?
Scritto da Bernasconi Luisa il 15/3/2011 alle 13:03
Editoriale ineccepibile. Ma come ben saprà, una volta varcata la soglia del Pirellone, i progetti ed i sogni s’infrangono. Tutto cambia. L’atmosfera diventa rarefatta ... Lei scrive nel post "Sulle questioni istituzionali bisogna smetterla con le contrapposizioni strumentali ...". Ebbene, a tal proposito, le agenzie ci hanno già informato che, questa mattina, la Lega non era presente in aula al momento dell’Inno di Mameli. Ecco spero che il Pd regionale, nel rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, non si soffermi su quella che, ormai, confrontata con i drammi nazionali ed internazionali, assurge, a mio giudizio, a banalità. In fondo, è solo un inno ... Che non diventi un pretesto per evitare di scendere nella concretezza dei problemi quotidiani.
Scritto da Mafalda il 15/3/2011 alle 13:08
Il 17 marzo esporrò il tricolore e la bandiera del Sol Levante affiancati, affratellati.
Scritto da Filippo Valmaggia il 15/3/2011 alle 13:22
Sono anch'io un regionalista convinto e mi sento italiano. Passi per la festa regionale, se è lavorativa, ma l'inno è un gran cavolata. Se fossi consigliere regionale io uscirei dalla sala dove si tiene il consiglio. Tu se fossi ancora in regione cosa faresti?
Scritto da Giorgio Latini il 15/3/2011 alle 13:29
Ne abbiamo appena parlato oggi in mensa senza aver visto il suo post. Lei sarebbe rimasto in Aula per l'inno?
Scritto da Funzionario regionale il 15/3/2011 alle 13:33
Una discussione sui 150 anni d'italia con il contorno di ricatti e ripicche, E' questa la funzione di un Parlamento regionale? Si voti immediatamente la revoca dell'odg sull'inno di Mameli prima delle sedute, per non svilirne il significato, per non scivolare nella retorica.
Scritto da Giovanni Cogliati il 15/3/2011 alle 14:30
@Giorgio Latini e funzionario regionale - Non avrei sicuramente votato la disposizione sull'inno di Mameli. Una volta approvata dal consiglio l'avrei però rispettata ascoltandolo in scrupoloso silenzio. Come suggerisce @Giovanni Cogliati, uno stimato dirigente del consiglio ormai in pensione, mi auguro che la mozione sull'inno sia presto revocata.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 15/3/2011 alle 15:10
Sono più interessato a ciò che la regione dovrebbe fare invece che alle feste, alle bandiere, agli inni. Infatti mi domando se la Lombardia sarà in grado di esercitare tutte le funzioni di "sistema" che il federalismo le attribuirà. Per quello che ne so, per interposta persona, la struttura dirigente, che dovrebbe supportare i consiglieri nel preparare le le leggi, è molto debole. Se questa è la nostra realtà non oso pensare quale sia la situazione nelle altre regioni.
Scritto da Il pirata il 15/3/2011 alle 16:51
Caro Adamoli, ho la sensazione che la Lombardia abbia rinunciato a giocare un ruolo nazionale. Parlo dell'istituzione, naturalmente, non della società. Va a Roma a difendere il proprio orticello, i propri interessi, i danè che le spettano. D'accordo è anche giusto fare in questo modo. Ma qual'è il contributo che porta alla soluzione dei problemi nazionali? Parlo dei trasporti, dell'urbanistica, del modo di affrontare il problema della casa, della formazione professionale. Siamo al di sotto del minimo.
Scritto da C. Bonfanti il 15/3/2011 alle 17:05
La revoca della disposizione, auspicata da @Giovanni Cogliati e condivisa da Adamoli, non tiene conto di un particolare non irrilevante, sia sotto il profilo tecnico che politico-istituzionale. L’apertura di ogni seduta del Consiglio regionale, per tutto il 2011, con le note dell’inno di Mameli non è stata prevista da una mozione o da un ordine del giorno consiliare bensì dall’art. 5 (Celebrazioni da parte del Consiglio regionale lombardo) della l.r. 7 marzo 2011, n. 5 recante “Celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia e valorizzazione del patrimonio storico risorgimentale in Lombardia” (per chi la volesse consultare, è stata pubblicata sul supplemento al Burl n. 10 dell’11 marzo 2011). Tale disposizione può essere revocata solo da un’altra legge regionale. Ma è il caso di investire risorse umane nella stesura di un progetto di legge e di impegnare Commissione ed aula nella approvazione di una nuova legge? E’ vero che ci lamentiamo perché il Consiglio regionale sta legiferando molto poco, però “impegnarlo” in questo modo mi sembra un po’ svilente. Ricordo che l’anno scorso, Gaffuri, capogruppo Pd in Regione, aveva chiesto di aprire i lavori della prima seduta del Consiglio Regionale con l’inno di Mameli ma non gli fu dato ascolto ... Io riconfermo il mio commento di prima, bando alle polemiche su questioni sterili e pensiamo ai problemi reali della nostra regione e del Paese.
Scritto da Mafalda il 15/3/2011 alle 17:58
Condivido C. Bonfanti. L'apporto della Lombadria ai problemi che lui ha citato è pressoché inesistente.
Scritto da Tombolini Augusto il 15/3/2011 alle 18:14
Vorrei ricordare a quanti volessero seguire il mio esempio che la bandiera italiana è quella di tre colori: verde, bianco e rosso a bande verticali. L'Hinomaru la trovate su Wikipedia.
Scritto da Filippo Valmaggia il 15/3/2011 alle 18:44
Grazie a @Mafalda; mi scuso per non aver verificato la fonte. Convengo con lei sul ruolo alto dell'Assemblea regionale disegnato soprattutto dal nuovo Statuto. Tecnicamente, sottolineo tecnicamente, una revoca, come quella un po' provocatoriamente da me suggerita, potrebbe essere infilata, senza aggravi di impegno, in uno dei cosiddetti progetti collegati, strumenti normativi (omnibus) intesi a modificare, integrare e razionalizzare la legislazione regionale.
Scritto da Giovanni Cogliati il 15/3/2011 alle 20:41
Un nuova legge elettorale è necessaria. Le due proposte accennate nel post sono un must. Guai a non tradurle in legge. Ne va del prestigio dell'istituzione.
Scritto da Lucio Campi il 15/3/2011 alle 21:31
Adamoli ha sangue non leghista o anti-leghista nelle vene. Però quando riconosce che il suo partito ha sbagliato lo dice apertamente. Per questo lo rispetto.
Scritto da Oreste (leghista) il 15/3/2011 alle 21:37
Caro Valmaggia sono tanti coloro che esporranno la bandierra italiana in questi giorni. Quella giusta, non ti preoccupare. Quella che veniva sventolata anche dopo la Liberazione. Non c'erano solo bandiere rosse. C'erano anche quelle tricolori. Quelle che adesso vogliono dire riconciliazione totale indipendentemente dalle tradizioni politiche. Quelle che la Lega non vuole, purtroppo. Quelle che io sventolerei volentieri con te pur con le nostre differenze molto forti.
Scritto da Alessia il 15/3/2011 alle 22:54
@Mafalda - Confermo che non avrei votato quella norma. Adesso però bisogna dare il giusto peso alle cose. Con le ritorsioni non si costruisce niente. Si pensi in grande e si dia l'esempio di che cosa sa fare la Lombardia nelle congiunture più difficili.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 15/3/2011 alle 23:15
Cara Alessia, ho apprezzato la tua replica anche se non sono completamente d'accordo.
Scritto da Filippo Valmaggia il 16/3/2011 alle 09:22
Non avresti votato quella norma? Ma allora la disciplina di partito non esiste? Quante volte in passato hai votato contro il parere del tuo gruppo? Ti prego di rispondermi.
Scritto da Lorenzo il 16/3/2011 alle 10:22
Caro Lorenzo, la disciplina di partito (in questo caso sarebbe meglio dire di gruppo) esiste, eccome. Mi è capitato raramente di non rispettarla sia nel Pd, che nella Margherira e nella Dc. Queste poche volte l'oggetto era relativo a fatti istituzionali. Nel 2009 quando tutta l'opposizione ha voluto applicare per la prima volta la mozione di censura personale, prevista dal nuovo Statuto, nei confronti di Raffaele Cattaneo. Non vi erano le condizioni statutarie per farlo. In passato per la istituzione delle nuove province. Avrei approvato quella norma sull'inno, convintamente, per la settimana o il mese delle celebrazioni per l'Unità d'Italia. Ma per tutto l'anno assolutamente no. Ora però guardiamo avanti.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 16/3/2011 alle 10:59
@Giuseppe Adamoli. La Margherita non ti è mai piaciuta. Si capisce dal refuso: "Margherira", hai scritto. Sei uno che sbaglia poco a digitare.
Scritto da Filippo Valmaggia il 16/3/2011 alle 14:13
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