Politica, istituzioni e territorio. Dialogo oltre i partiti
Giuseppe Adamoli   adamoli1@alice.it
inserito il 27/6/2011 alle 10:46

 

Più ci penso e più mi rendo conto che i referendum sono stati un fatto di “costume civile” più che un fatto semplicemente politico. Se questo è vero la loro importanza è ancora più grande. Nel merito ho letto sul Corriere un articolo di Giuseppe De Rita (foto) che esprime in modo mirabile il mio sentimento.
“La dimensione quasi totalitaria del SI sta a dimostrare che non c’è stata dialettica di pensieri, ma solo globale e unidirezionale vento d’opinione. Non sembri paradossale, ma nel risultato ci vedo ancora tanto berlusconismo, i segni di una cultura politica cioè che cavalca l’andamento dell’opinione pubblica ma non sa affrontare i complessi problemi sistemici del Paese, quelli che non possono essere affrontati sulla base dei sondaggi. E siamo verosimilmente destinati a non andare oltre il berlusconismo se non rimettiamo all’onor del mondo un approccio di tipo sistemico”.
Questa analisi mi convince totalmente e va molto al di là dei referendum. Ritengo che la politica dovrebbe avere un valore pedagogico: interpretare gli umori dei cittadini ma anche guidarli con scelte impopolari, soprattutto in tempi di crisi economica e sociale. E’ la famosa differenza fra il “politico” che pensa alle elezioni e lo “statista” che pensa al Paese.
Il centrosinistra sarà in grado di svolgere una tale funzione e di esprimere questo statista? E’ la sfida che sta di fronte a noi.


 
Commenti dei lettori: 19 commenti - scrivi il tuo commento
Riflessione che condivido. Come vedi non ti do sempre torto (e ti do anche del tu). Una sola osservazione: noto quasi sempre una nota di scetticismo nei tuoi ragionamenti sul Pd, o sbaglio?
Scritto da Una lettrice il 27/6/2011 alle 11:53
Chi sarebbe il vostro statista? Bersani, Di Pietro, Vendola? Ma fammi il piacere. Sono tutti politicanti da strapazzo.
Scritto da Bossiano doc il 27/6/2011 alle 12:14
Il valore pedagogico della politica è una valore antico che andrebbe resuscitato. Se lo facesse il centro-sinistra sarei capace di votarlo per la prima volta anche alle elezioni politiche. Penso di illudermi.
Scritto da Bianchi Giò il 27/6/2011 alle 12:26
Giuseppe Adamoli scrive: "Ritengo che la politica dovrebbe avere un valore pedagogico: interpretare gli umori dei cittadini ma anche guidarli con scelte impopolari, soprattutto in tempi di crisi economica e sociale. E’ la famosa differenza fra il “politico” che pensa alle elezioni e lo “statista” che pensa al Paese." Perfetto, condivido tutto. Ti candidi? No. Allora ti dico che in Italia manca il patrimonio umano per mettere in atto ciò che teorizzi e che, ripeto, sottoscrivo.
Scritto da Filippo Valmaggia il 27/6/2011 alle 13:05
Ieri mattina all'assemblea annuale del circolo di Cairate hai fatto una relazione insolita. Si sente raramente un dirigente del Pd parlare come hai parlato tu. Niente propaganda e tante riflessioni utili anche quando non si condividono. Per qualcuno può essere un limite, per me è un pregio. Mi hai incoraggiato a prendere ancora la tessera.
Scritto da Iscritto Cairate il 27/6/2011 alle 13:44
Credo che il leader del centro sinistra andrà scelto con le primarie. Questo è il solo modo per partire con il piede giusto e per creare le premesse di un capo del governo capace di scelte impopolari. Ma il Pd ha paura delle primarie.
Scritto da Giustino F. il 27/6/2011 alle 14:21
Concordo; ecco cosa scrive Ricolfi sulla Stampa del 22 giugno a proposito dei referendum “Spero di sbagliarmi, ma la mia sensazione è che quello cui stiamo assistendo sia sì un risveglio, ma non della democrazia e della partecipazione. Un risveglio dal sonno dell’era berlusconiana, che tuttavia sembra sospingerci in un nuovo sonno, quello di un’opposizione neo-romantica, in cui la gente esprime umori, sentimenti, emozioni, stati d’animo, credenze, convinzioni morali, ma non si preoccupa granché di valutare le conseguenze delle proprie scelte. Per dirla con Max Weber, una sorta di primato dell’etica della convinzione su quella della responsabilità. E’ questa, a mio parere, l’eredità più negativa dell’era berlusconiana. Aver trasformato la politica in uno scontro di fazioni, in cui conta solo annientare l’avversario, e nulla valgono le idee, i contenuti, le proposte, i dettagli. E mi preoccupa molto che nel principale partito di opposizione, in nome della spallata a Berlusconi, tanti riformisti siano finiti in minoranza, schiacciati da un apparato sempre pronto a cambiare linea e parole d’ordine non appena le circostanze lo rendano conveniente. Può anche darsi che, passata l’euforia del momento, il Partito Democratico torni sui suoi passi, e - pagato pegno alla piazza - ricominci a parlare di liberalizzazioni, efficienza dei servizi, costi dell’energia, mercato del lavoro, senza tabù e senza schemi ideologici. Ma mi sembra più probabile che Bersani sia travolto dai fantasmi che ha evocato, e la deriva neo-romantica dell’opposizione prenda il sopravvento. In quel caso la soddisfazione di avere chiuso l’era berlusconiana ci consolerà per un po’, ma ben presto potremmo accorgerci che i problemi dell’Italia sono rimasti quelli di sempre, e non c’è ancora una classe politica all’altezza di essi.”
Scritto da Larpi il 27/6/2011 alle 14:35
@Una lettrice - Secondo me sbagli. Ritengo che in un grande partito popolare non debba albergare lo scetticismo. Però, accidenti, lo spirito critico, si. Detesto i laudatores. Se un partito deve "crescere dal basso", non può mancare il contributro costruttivo, e non conformistico, di tutti noi.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 27/6/2011 alle 15:42
Caro Adamoli, @Giustino F. dice molto bene. Se il Pd ha paura della concorrenza di Vendola e Di Pietro per le primarie, non va il Pd e non andiamo noi come centro-sinistra intero, da nessuna parte.
Scritto da Pietro (di sinistra) il 27/6/2011 alle 16:15
Il berlusconismo andrà oltre Berlusconi, non c'è dubbio. De Rita è condivisibile. Dirò di più, in certo qual modo le idee del Veltroni, prima osannato e poi distrutto, rischecchiavano in parte il modo di ragionare del premier.
Scritto da Sofia il 27/6/2011 alle 16:57
Purtroppo chi ragiona come te, come De Rita e come Luca Ricolfi, richiamato da @Larpi, si trovano in minoranza nel Pd. La deriva vetero-socialista è dietro l'angolo.
Scritto da Manfredi Luigi il 27/6/2011 alle 19:16
@Larpi - In realtà le riflessioni di Giuseppe De Rita e di Luca Ricolfi sono analoghe. Io e te, caro Larpi, pensiamo allo stesso modo su molte cose da molti anni. La differenza è che tu hai una profonda sfiducia nel Pd, e infatti l'hai lasciato quando ancora facevi parte della direzione provinciale, mentre io credo nel suo progetto e non vedo alternative valide. Almeno finora.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 27/6/2011 alle 19:39
Una bella sfida, non so se essere ottimista o pessimista ma credo che non abbiamo altra strada che quella di tentare di vincerla.
Scritto da Elisabetta il 27/6/2011 alle 21:23
Il berlusconismo è una filosofia che si è insinuata dovunque nella società italiana. Estirparla sarà difficile. Forse la terapia d'urto vincente potrebbe essere quella di Vendola che è stato sempre fuori dal sistema.
Scritto da Nicoletta S. il 27/6/2011 alle 21:38
Siamo tutti cristiani, diceva il grande filosofo Benedetto Croce. Siamo tutti berlusconiani, possiamo dire oggi. Sembra ironia, invece è in gran parte realtà.
Scritto da Basso Luca il 27/6/2011 alle 22:52
@Giustino F. (14,21) e @Pietro (16,15) - Se il Pd avesse paura delle primarie darebbe un segno di forte debolezza. Non credo che si tratti di questo ma della scelta del tempo giusto. Alle primarie dedicherò un post nei prossimi giorni.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 27/6/2011 alle 23:50
Bentornato Giuseppe. Il tuo spunto sulla funzione della politica è sacrosanto. Le considerazioni di De Rita sono le stesse che abbiamo condiviso in altre sedi, la scorsa settimana. E si dicevano cose simili ieri a casa. Non si esce in fretta dal populismo. E' una via comoda per chi oggi politicamente è in posizione scomoda, usata da rumorosi per interesse proprio. C'è un difetto di cultura democratica che tocca tutti, chi più, chi meno. Su questo va fatto un lavoro fondamentale.
Scritto da FrancescoG. il 28/6/2011 alle 12:57
Caro Francesco, colgo l'occasione per ringraziarti della calorosa accoglienenza di due settimane fa a Como. E' stata una bella riunione con tanta gente e buona qualità. Ritieniti fortunato per poter discutere di questi problemi anche a casa. Sicuramente ti aiuta e ti aiuterà nella tua attività amministrativa e politica.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 28/6/2011 alle 15:13
Gentile Giuseppe, grazia ancora per la preziosa testimonianza in quel di Como. E' stato un momento interessante ed importante. Da una stoia personale, si è arrivati a tematiche di stretta attualità ed a nodi che restano irrisolti da anni (autonomismo e giustizia, ad esempio). E' la seconda volta che ti ospitiamo (la prima era per il corso amministratori, che ricordi) e, non c'è due senza tre. Alla prossima. PS: è vero, sono fortunato. Perchè ho una moglie stra-efficace e più precisa di me.
Scritto da FrancescoG. il 30/6/2011 alle 09:49
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