Politica, istituzioni e territorio. Dialogo oltre i partiti
Giuseppe Adamoli   adamoli1@alice.it
inserito il 24/6/2008 alle 16:36

Festa dello Statuto, lunedì 23 giugno 2008, Auditorium gremito. Parlano nell’ordine il presidente del Consiglio Regionale Albertoni, io come presidente della Commissione Statuto, il presidente della Regione Formigoni e, non previsto nel programma, il ministro per le Riforme Umberto Bossi.
Il mio intervento è accolto bene e ricevo i complimenti in pubblico perfino dal ministro Bossi. Tutto bene dunque? Dal punto di vista personale assolutamente sì, c’è il riconoscimento dell’opera decisiva che ho svolto firmando sia la prima bozza che il Progetto di Legge formale, che la mediazione finale in Commissione e in Aula.
Eppure un certo malessere politico l’ho sentito. Non tanto perché si è corso il rischio di trasformare una manifestazione istituzionale nella festa della Lega. Quanto perché ho potuto verificare una volta in più che gli slogan della Lega, facili ed efficaci, hanno attecchito e che la mentalità leghista ha conquistato anche le coscienze di chi ancora vota per le varie forze del Centrosinistra. La mia non è una recriminazione, è una considerazione sulla tenuta culturale del Centrosinistra nel suo complesso e del PD in particolare.
 “Se loro sono bravi – diceva Aldo Moro riferendosi agli avversari di allora – noi dobbiamo esserlo di più”. E’ questa la sfida che ci attende sul piano delle idee, della presenza sul territorio, della capacità di comunicazione.

Tags: lega, Statuto, Lombardia     Categoria: Lombardia
Commenti dei lettori: 6 commenti - scrivi il tuo commento
La cultura lombarda poggia le sue basi su ingegno e laboriosità, e su valori come tolleranza, rispetto, solidarietà, scambio, e non chiusura. Tutti concetti che non appartengono affatto alla Lega. Per questo, per noi lombardi sarà bene riprendere il governo del nostro territorio, e non lasciarlo più nelle mani di chi non condivide la cultura e le esigenze della nostra gente.
Scritto da pino s. il 24/6/2008 alle 17:01
Bene, abbiamo capito che il messaggio leghista, o meglio bossiano, coglie nel segno. Però la Lega si presenta come "partito localista" e non deve tenere insieme tutti, dai borgomastri lombardi ai gattopardi siciliani. E allora? paralisi infinita? o facciamo finta che basti un riscoperto antiberlusconismo per cementarci e recuperare consenso? e della "spericolata" azione politica di Di Pietro, che diciamo? A rivederci alle Europee..... eheheheheh!
Scritto da Gorgia il 24/6/2008 alle 17:04
Penso che tu abbia ragione e ciò impone alla classe dirigente del PD uno sforzo ulteriore per sentire la società e capirne i bisogni, ma senza cedimenti ideali e culturali. Comincia a capitare un po' troppo spesso di sentire dirigenti politici del PD parlare di ronde come possibile risposta al problema della sicurezza. L'idea di società per cui aderisco al PD non contempla le ronde; spero che il PD ritrovi presto la voglia di spendersi per trovare risposte originali e non copiate dagli altri .
Scritto da larpi il 24/6/2008 alle 17:25
Padroni a casa nostra è lo slogan di chi ha la pancia piena. Di chi non vede oltre il proprio cancello e pensa che il mondo finisca lì! Eppure basterebbe guardare nel nostro territorio a due problemi: Il disagio giovanile la salute con numero di casi di tumore molto alto Padroni a casa nostra? e di che? Di morire giovani?
Scritto da Pungulus il 25/6/2008 alle 11:27
Caro Iarpi, noto con piacere una totale sintonia fra di noi, ma ti leggerei volentieri anche quando i tuoi commenti dovessero divergere.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 25/6/2008 alle 15:13
Caro Gorgia, l'antiberlusconismo da solo non basta proprio, ma l'opposizione rigorosa è una risorsa della democrazia.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 25/6/2008 alle 15:19
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