Politica, istituzioni e territorio. Dialogo oltre i partiti
Giuseppe Adamoli   adamoli1@alice.it
inserito il 25/1/2013 alle 09:09


La macroregione del Nord rappresenta un disegno istituzionale pericoloso per l’Italia. Lo Statuto della Regione Lombardia, approvato nel 2008 anche dalla Lega, indica la sola strada possibile: quella di rendere effettive la collaborazione e l’integrazione fra le Regioni padano-alpine.
Il che non significa affatto una sola grande Regione nordica. Tutt’altro. Vuol dire convergere su alcuni obiettivi comuni nel campo delle grandi infrastrutture, dell’ambiente, della politica industriale.
Oltre questi principi c’è solo una fuga in avanti mortale per l’unità della Repubblica. 
Sarebbe come scappare di fronte alla necessità di una fortissima riorganizzazione dello Stato che riguarda sia il Nord che il Sud. Questo è il punto vero. Mettere al centro il funzionamento reale e concreto dell’amministrazione a tutti i livelli. Non si può continuare con delle istituzioni centrali e periferiche che funzionano come quando le dinamiche sociali ed economiche erano molto più lente e stabili.
E’ indifferibile trasformare il nostro Paese in una vera “democrazia governante”.
Sarà decisivo chi governerà la Lombardia. Se le Regioni più grandi del Nord perseguissero tutte una strategia di contrapposizione a Roma costituirebbero un ostacolo insormontabile per la riforma complessiva del sistema istituzionale.
E’ l’intera struttura amministrativa che va cambiata e semplificata secondo una visione d’insieme ampiamente condivisa. Sono tantissime le strutture amministrative a livello periferico e centrale da sopprimere o cambiare radicalmente uscendo finalmente dalla retorica degli enti inutili che restano poi tali e quali.
Il caso delle Province è sintomatico. Un solo ente di rango costituzionale deve esistere fra il Comune e lo Stato e non può essere che la Regione. Non sono per nulla rammaricato per “l’incompiuta” del governo Monti sull’accorpamento delle Province. Le quali devono essere tutte trasformate in semplici enti di secondo livello gestiti dai sindaci senza più elezioni e apparati politici.
Le stesse Regioni vanno dimezzate, riorganizzate e sottoposte al “limite dell’interesse generale”, com’era sempre stato prima della riforma Costituzionale del 2001. I loro bilanci vanno resi confrontabili (oggi non lo sono ancora) come premessa indispensabile per fissare i costi standard di beni e servizi (acquisti, spese di ogni genere, Tac e risonanze, quantità di personale). Bisogna inoltre rendere più penetranti i controlli della Corte dei conti che sono tutt’altro che un ostacolo all’attuazione dello Stato delle Autonomie.
Sono tutte materie che appartengono alla politica di serie A, non di serie B.
Tutto questo non si fa senza la collaborazione leale fra grandi Regioni e Stato.
Impariamo dagli Usa dove l’insieme dei poteri pubblici è chiamato “Amministrazione”.   

 
Commenti dei lettori: 29 commenti - scrivi il tuo commento
Gentile Adamoli, lo Statuto regionale è largamente inapplicato. Sapevamo che la sua implementazione richiedeva tempo ma la lentezza finora è stata superiore ad ogni previsione. Di questo s' è giovato solo Formigoni mentre l'opposizione è rimasta a secco. Il riequilibrio fra governo e consiglio regionale è ancora tutto da realizzare.
Scritto da Dirigente regionale il 25/1/2013 alle 10:36
I leghisti che sono stati in Regione dicono che sei un regionalista ma non capisco la tua ossessione contro la macroregione del nord. Nei fatti concreti Lombardia, Veneto e Piemonte costituiscono già un territorio omogeneo a sè stante. E' lo stato che dovrebbe conformarsi al popolo e non il popolo allo stato
Scritto da Ugo F. il 25/1/2013 alle 10:47
Macroregione pericolosa per che cosa e per chi? per i partiti centralisti, per la greppia romana, per un parlamento inetto.
Scritto da Leghista vero il 25/1/2013 alle 10:58
@Giuseppe Adamoli. Lei è una forza della natura. Monte Paschi di Siena è crollata sulle velleità di vittoria del PD, che non potrà governare, e lei parla del sesso delle Macroregioni. E' come se il giorno dopo il terremoto il giornale de L'Aquila avesse dedicato la prima pagina alle amministrative del Burkina Faso.
Scritto da Igor ter Ovanesian il 25/1/2013 alle 11:06
Il Monte dei Paschi di Siena ti dice niente? Ne avevo già accennato un giorno o due fa, senza avere risposte. Bersani ieri sera era patetico. La vignetta di Giannelli sulla prima pagina del Corriere è bellissima. Le parole Di Bersani sono seppellite da un "monte di risate". Hanno ancora il coraggio di parlare della superiorità morale del Pd.
Scritto da Gino D. il 25/1/2013 alle 12:01
Il rischio che dobbiamo scongiurare è che a governare la Regione Lombardia ci vada Maroni e la sua coalizione per nulla ripulita dalle ramazze leghiste. La lega, come ha dimostrato in tutti questi anni di governo regionale, non ha in mente un modello federalista. Quello che serve alla macroregione del Nord è un federalismo che consenta alle sue diverse aree di cooperare e non di farsi reciprocamente concorrenza. Guardiamo il caso del sistema aeroportuale del Nord. Quanti aeroporti ci sono? (confesso di aver perso il conto) Sono tutti sorti grazie al localismo becero del quale la Lega è la perfetta incarnazione. Invece ci voleva un piano ad hoc dentro una pianificazione infrastrutturale sovra regionale, che sappia anche tagliare/riconvertire infrastrutture inutili ed estremamente costose. Il governo regionale non ha saputo nemmeno realizzare un serio coordinamento delle politiche insediative con la provincia di Novara, che è appiccicata a Malpensa e ne vive gli effetti (come nel caso della logistica).
Scritto da Michela Barzi il 25/1/2013 alle 12:05
Sono d'accordo con @Michela. Non sottovaluterei anche la finalità esemplificativa dell'esperienza. Perché è arrivato il momento di alzare l'asticella della responsabilità delle persone che hanno un ruolo politico e amministrativo nei territori. In questo la 'forma' organizzativa non è, come insegnano altre esperienze non italiane, neutra.
Scritto da Juri Franzosi il 25/1/2013 alle 12:17
@Igor (11.06) e @Gino D. (12.01) - Io seguo un filo logico nello scrivere i post. Logico per me, naturalmente. I giornali sono pieni delle vicende del Monte dei Paschi, delle sue conseguenze finanziarie e implicazioni politiche. Si, anche politiche. Non faccio certamente finta di non vedere che la Fondazione era ed è il prodotto di un fortissimo sistema di potere locale Pci-Ds-Pd. Da qui a mettere sotto accusa il Pd nazionale ne corre. Il vertice romano del Pd era (cito non a caso Enrico Morando, uno stimatissimo senatore, molto critico di Bersani) “per un diverso assetto proprietario e per una diversa regolazione del sistema”. E Morando conclude “Chi accusa il Pd guarda il dito e non vede la luna”. Per adesso basta così.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 25/1/2013 alle 12:51
@Michela Barzi. Purtroppo questo limite culturale e di visione è estremamente diffuso e presente in maniera trasversale. Perché lo sguardo normale è troppo spesso mediato da lenti stataliste, retaggio della nostra storia. Per esempio, in questo, da sinistra, mi ha colpito molto Renzi, che, a quanto dice, anche in termini di programma, non sembra essere affetto da questo virus. Il localismo è, oltretutto, fuori tempo massimo. È sempre una follia, oggi insostenibile.
Scritto da Juri Franzosi il 25/1/2013 alle 12:55
@Juri Franzosi. Concordo, ahimè, sul trasversale.
Scritto da Michela Barzi il 25/1/2013 alle 13:17
grazie a Dio, l'assetto "costituzionale" del nostro paese non è nella disponibilità di nessuno ne tanto meno dei deliri farneticamenti per "rinverdire" i fallimenti dei vecchi e nuovi "poltronari" legaforzisti. Solo il popolo italiano, nella sua completa interezza, potrà approvare qualsiasi manomissioni della costituzione ed è proprio grazie a questa garanzia che ogni notte dormo tranquillo. State tutti tranquilli, anche questa volta le balle irrealizzabili dei leghisti andranno a sbattere.
Scritto da ROBINEWS il 25/1/2013 alle 14:44
Per Giuseppe Adamoli: da qualche settimana (il @Dirigente regionale, 10.36, confermerà), l´Euroregione Adriatica ha mutato nome in Euroregione Adriatico-Ionica, grazie all´ingresso di Sicilia, Basilicata e Calabria, che vanno ad aggiungersi a Puglia, Molise, Abruzzo, Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia che già vi fanno parte (con segreterie in Croazia e a Campobasso). Questa, che si configura come un’utile esperienza di governance inter-istituzionale che coinvolge Regioni appartenenti a Stati diversi, se attuata al Nord, in una Lombardia consegnata a Maroni, potrebbe involvere rovinosamente sotto gli slogan leghisti.
Scritto da eg il 25/1/2013 alle 14:59
Per J. Franzosi (12.17): ' … alzare l'asticella della responsabilità delle persone che hanno un ruolo politico e amministrativo nei territori'. Piace la visibilità, non la responsabilità. Oltre tutto, sono rari i politici senza le ‘mani legate’ dai propri vertici. E chi vorrebbe rovinare la propria rendita di posizione, atta a perpetuare la propria carriera politica? Quali gli organi amministrativi locali dotati di effettivi poteri politici? Se si prende la Provincia di Varese, che io ricordi, il dibattito più intenso avvenuto negli ultimi anni ha riguardato le disposizioni sull'obbligo dell'utilizzo delle catene in caso di neve. Dibattito che ha superato di gran lunga, per vivacità, quello sull'accorpamento alle Province di Como e Lecco. Sempre a proposito di responsabilità, l'avversione allo statalismo, interpretato efficacemente dallo slogan 'più società, meno Stato' e dall’esaltazione del principio della sussidiarietà, insieme a realizzazioni pregevoli che spesso ho avuto modo di toccare con mano e apprezzare, ha portato anche degenerazioni e distorsioni. Le cronache giudiziarie del saronnese degli ultimi giorni faranno riflettere?
Scritto da eg il 25/1/2013 alle 15:33
Ma che fine ha fatto la proposta di collaborazione fra regioni padano-alpine (cioè la macroregione)? Mi interessa molto sapere che accoglienza ha avuto, perchè dobbiamo parlare con dovizia di particolari del fallimento del governo formigonian-leghista. C'è una serie di materie transregionali di carattere territoriale, economico ed ambientale, come la produzione energetica e la gestione dei rifiuti, tanto per fare due esempi, che non sono stati gestiti dal passato quasi ventennale governo regionale. Queste cose bisogna raccontarle, sennò non ce la facciamo più a smontare la propaganda leghista fatta a colpi di promesse come il 75% delle tasse trattenute sul territorio e la "secessione dolce". Tutte queste cose le sto scrivendo con il massimo intento collaborativo, visto che anch'io partecipo alla coalizione che sostiene Ambrosoli presidente.
Scritto da Michela Barzi il 25/1/2013 alle 15:36
Caro Giuseppe, concordo che le due proposte di Maroni, macroregione e 75% delle tasse trattenute al nord, sono un passo verso la secessione. Ma non concordo sull'appellativo "dolce" che tu gli hai attribuito. Si tratterebbe di una secessione in piena regola-
Scritto da Nicola il 25/1/2013 alle 15:54
@Michela Barzi, permettimi per prima cosa un'osservazione. La proposta di collaborazione padano-alpina contenuta nello Statuto lombardo non configurava affatto l'istituzione di una macroregione. E' finalizzata al conseguimento di obiettivi comuni nei campi che tu giustamente citi: infrastrutture, energia, scelte economiche e ambientali. La Lombardia (10milioni di abitanti) manterrebbe la sua identità essendo ben altre le Regioni da accorpare fino a diventare non più di dieci. Che fine ha fatto quel punto statutario? E' rimasto pressoché al palo per differenti strategie (parolaie) fra Pdl e Lega. Oggi ritentano di riprendere il potere e, come tu dici, dobbiamo cercare di batterli elettoralmente. Mi piacerebbe un poco più di aggressità programmatica da parte di Ambrosoli. Sul blog ho parlato più volte di questi temi ma, ovviamente, è una goccia nel mare.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 25/1/2013 alle 16:08
Prima c’era “Roma ladrona”, poi “padroni a casa nostra”, poi la secessione, ora si è affinato il concetto chiamandolo macroregione. Caro Giuseppe, si può mettergli il vestito della festa ma sempre e comunque si tratta di pura propaganda leghista che, da piccolo imprenditore lombardo, ho potuto verificare come non abbia portato alcun beneficio alle persone, al territorio ed alle aziende della Lombardia negli ultimi dieci anni. Condivido il timore per un’azione di forza post-elettorale che voglia quasi imporre al governo nazionale una presa d’atto della situazione creatasi al nord (Piemonte, Lombardia e Veneto governati dalla lega), l’unico modo per impedire questa e far capire alla gente che la lega non rappresenta più il lavoro e le imprese ma solo gli interessi di un gruppo di potere che non ha saputo ammodernare e rendere più efficiente la nostra Regione. La macroregione economica a cui dobbiamo riferirci è oramai quella europea che, a sua volta può suddividersi in diverse aree omogenee, questo comunque sempre nell’alveo degli Stati Nazionali che forse potranno diventare in un futuro (spero il più prossimo possibile) Stati Uniti d’Europa. La battaglia della macroregione, così come presentata dai leghisti, è tutt’altra cosa e, anche grazie al porcellum, credo che sarà utilizzata per bloccare il funzionamento del nostro Parlamento, indebolendo ulteriormente le imprese e rendendo in ultima istanza ancora più poveri gli Italiani.
Scritto da Piccolo imprenditore lombardo il 25/1/2013 alle 17:08
Quanti Renzo Bossi e Rosy Mauro ci vogliono per fare Penati? Cento mila. E quanti ce ne vogliono per fare il Monte dei Paschi? Un miliardo. Ecco riflettete voi di sinistra prima di aprire la bocca in fatto di moralità.
Scritto da Luca B. il 25/1/2013 alle 17:17
@Luca B. Lo sanno anche loro. PD, PDL: è una guerra fra bande.
Scritto da Igor ter Ovanesian il 25/1/2013 alle 19:34
Cosa vogliamo aspettarci dalla Lega? Il partito di Bossi e Maroni è questo.
Scritto da Lorenzo L. il 25/1/2013 alle 19:48
@Adamoli. Ovviamente non penso che si debba creare un nuovo ente sovra regionale, ma appunto lavorare per la cooperazione inter-regionale. Però non dobbiamo avere paura di evocare la "cosa". Sempre per fare un esempio, non molto tempo fa leggevo sul Corriere che il Politecnico di Milano sta avviando strategie di collaborazione con Torino in una logica di grande agenzia formativa e di ricerca del Nord. Lì il concetto di macroregione era evocato senza timore. Facciamolo anche noi magari nella sua definizione più allargata di Euroregione, visto che la la Megalopoli Padana di Turri si estende anche ad una parte Canton Ticino. Sarebbe bello creare occasioni pubbliche di dibattito sula tema.
Scritto da Michela Barzi il 25/1/2013 alle 21:08
@Piccolo imprenditore lombardo dice cose di grande buon senso. Bisognerebbe far capire a tutti con lo sforzo del ragionamento che la situazione è quella da lui descritta-
Scritto da Luisa B. il 25/1/2013 alle 22:56
La discussione è molto interessante e io sposo la tesi del post- Penso che questo argomento dovrebbe diventare uno dei perni della nostra campagna elettorale per le regionali. La gente ha più buon senso di quello che molti pensano.
Scritto da Francesco il 26/1/2013 alle 09:36
Concordo con Michela Barzi la macroregione del nord e' cosa concreta che sta' entrando nella realta' in modo accelerato . Nella nerrazione leghista e' propaganga elettorale ma il problema c'e'. Non credo sia stato utile il nazionalismo pseudo patriottico del Pd all'occasione del 150 esimo per esempio. Le posizioni unitario oleografiche del Pd peseranno sul voto regionale lombardo.
Scritto da Flavio Argentesi il 26/1/2013 alle 09:54
L 'insieme dei poteri pubblici e chiamato amministrazione .Al servizio e non a danno del cittadino perche ' lo staff amministrativo e sotto il diretto controllo politico .Le due culture europea e statunitense ,qui mostrano la loro totale eccentricità. La amministrazione come concepita da noi rigidamente ripartita tra responsabilita politiche e amministrative tra loro separate,di breve periodo le prime,di lungo e autolegittimate e perpetuate le seconde non permette alcuna politica di riforme.
Scritto da Andrea Bortoluzzi il 26/1/2013 alle 10:21
@eg (14.59) - Grazie delle tue informazioni sempre preziose, Certamente per me ma credo anche per molti lettori. Le idee vanno sempre confrontate con la realtà. Ti prego di esaminare criticamente ogni mia affermazione sullo stato della nostra Regione.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 26/1/2013 alle 11:41
@Flavio Argentesi (0954) - Da parte mia nessun nazionalismo ma la difesa, meglio l'attuazione, dello Stato delle Autonomie. Il che significa una profonda riforma dell'ossatura della nostra amministrazione a tutti i livelli (comprese ovviamente le Regioni). Oggi l'amministrazione non funziona ed è questa la tassa più alta e più iniqua che gli italiani pagano. La cooperazione stretta fra le Regioni del Nord (come di altri territori al Centro e al Sud) è da perseguire ed è inclusa nello Statuto d'autonomia della Lombardia (ce l'ho voluta io). La strada di una sola Istituzione significherebbe invece un oscuro e rischioso cammino che porterebbe l'Italia lontano da quella riforma di sistema concreta e urgente di cui c'è assoluto bisogno.
Scritto da Giuseppe Adamoli il 26/1/2013 alle 11:42
In Italia democrazia governante? Un bello slogan destinato a rimanere tale. E' molto probabile che mi astenga alle prossime elezioni anche se ti seguo quasi sempre e spesso mi convinci.
Scritto da Varesino incavolato il 26/1/2013 alle 13:45
Per Giuseppe Adamoli: grazie, molto gentile. Siamo noi che veniamo qui a imparare da lei. Il giudizio unanime è che manchino, in Regione, le figure come la sua. Siamo alle porte della X legislatura, densa di aspettative ma, nel contempo, non immune da perplessità e pessimismi in generale. Soprattutto dal fronte PdL, sembra che la qualità messa in campo sia carente. Staremo a vedere.
Scritto da eg il 29/1/2013 alle 15:15
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