Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 17/5/2010 alle 08:20

Per i prossimi blog parlerò di energia, sotto vari aspetti, sottolineando alla fine l’inutilità e l’errore del ricorso al nucleare.  Occorre aver presente che intorno all’energia si gioca una partita cruciale per il presente e per il futuro e che non si tratta solo di tecnologie o di processi industriali, ma di vere e proprie manomissioni dei diritti dei popoli, della conservazione ambientale, della proprietà dei beni comuni. Comincio oggi dall’acqua.

Nella bassa Valle dell’Omo, in Etiopia, la sopravvivenza di 200.000 persone è messa a rischio dal progetto Gibe III, un’enorme diga destinata a distruggere un ambiente ecologicamente molto fragile e tutte le economie di sussistenza legate al fiume e ai cicli naturali delle sue esondazioni. Per prevenire le conseguenze catastrofiche del progetto, l’organizzazione per i diritti umani Survival International ha lanciato una grande campagna internazionale, chiedendo al Governo etiope di sospendere i lavori di costruzione, appaltati alla società italiana Salini Costruttori.

La società Salini è la stessa azienda costruttrice dell’impianto idroelettrico Gilgel Gibe II parzialmente collassato pochi giorni dopo la sua inaugurazione, avvenuta il 25 gennaio scorso alla presenza del Ministro degli Esteri Frattini. L’interruzione delle piene del fiume provocata dalla Gibe III potrebbe avere conseguenze catastrofiche sulle vite di tutti i popoli della valle, già da tempo messe a dura prova dalla progressiva perdita di controllo e di accesso alle loro terre. La loro sicurezza alimentare dipende infatti da una varietà di tecniche di sostentamento: dalle coltivazioni di sorgo, mais, fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive dell’Omo, alla pesca, alla pastorizia praticata nelle savane e nei pascoli generati dalle esondazioni. Nella Valle dell’Omo, il governo etiope progetta anche di affittare vaste aree di terra indigena a compagnie e governi stranieri per coltivazioni agricole su larga scala, biocarburanti inclusi. Il fiume Omo è il principale affluente del famoso Lago Turkana del Kenia. Modificando la portata del fiume, la costruzione della diga minaccia anche la sopravvivenza di circa 300.000 persone che pescano e pascolano le loro mandrie sulle sponde del lago. La valle dell’Omo e il Lago Turkana sono ambienti di straordinaria importanza archeologica e ambientale, dichiarati entrambi Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Anche il direttore del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) Achim Steiner ha espresso dubbi sul progetto, dichiarando che il Kenya avrebbe la capacità di produrre elettricità sufficiente per sostenere la propria crescente domanda di energia, a fronte di adeguati investimenti in parchi eolici nel Turkana, senza la necessità di importare energia elettrica dalle dighe in Etiopia.

 

Commenti dei lettori: 2 commenti - scrivi il tuo commento
Da oggi e per tutta la settimana esporrò considerazioni sugli impatti energetici spesso disastrosi delle varie fonti, per sottolineare infine l'errore del ricorso al nucleare e l'utilità di utilizzare fonti rinnovabili e decentrate. Grazie per l'attenzione.
Scritto da Mario Agostinelli il 17/5/2010 alle 08:33
Il tuo blog ospita argomenti, temi e problemi ecologici di interesse planetario; essi possono sembrare "lontani" dal punto di vista geografico ma nel Villaggio Globale in cui viviamo le distanze non esistono. Una mentalità e cultura in questo senso aiuterebbe ad avere una maggiore sensibilità verso i problemi della Terra... (non solo quando il vulcano islandese preoccupa per gli aspetti pratici sulla vita quotidiana di chi deve viaggiare).
Scritto da Rosella e Carlo il 17/5/2010 alle 16:05
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