Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 22/5/2010 alle 15:11

Dove farlo, come farlo e soprattutto con quali costi. Sono questi gli interrogativi che scuotono il ritorno a tappe forzate, voluto dal governo italiano e da quello francese, del nucleare in Italia. La propaganda filonucleare assicura promesse di guadagno per le industrie locali.Ma Areva (il titolare francese del brevetto di centrale EPR) ha bisogno di far cassa: l’azienda ha visto in pochi mesi sfumare commesse per 40 miliardi di dollari nell’area del Golfo, l’uscita di Siemens dal suo azionariato, a Olkiluoto ci sono stati circa 2,3 miliardi di euro di costi aggiuntivi dovuti anche alle contestazioni dei finlandesi sui sistemi di sicurezza e ai rinnovati problemi nelle saldature del circuito primario. Nel frattempo in Italia anche sul costo del nucleare c’è incertezza. Si dice che il nucleare garantirà all’Italia energia elettrica a prezzi inferiori almeno del 30% (45 euro MWh, oggi in Italia siamo a una media di 65 per MWh,). Il colosso bancario Citigroup però ha idee diverse: nel suo rapporto del novembre 2009 calcolando un costo tra i 5 e 6 miliardi di euro per l’EPR a regime, si afferma che il prezzo minimo del MWh dovrebbe essere di 70 euro per essere remunerativo dell’investimento. Per non parlare degli oneri, quasi mai considerati dai filo nuclearisti nostrani, del decommissioning e delle scorie radioattive.Ad esempio per il decommissioning britannico è stata aumentata di 11,3 miliardi di euro la stima per lo smantellamento delle vecchie centrali, arrivando a 94,5 miliardi per liberarsi di impianti fermi e improduttivi. Operazione che parte oggi e finirà fra 130 anni!
In questo scenario tutt’altro che confortante e mentre l’Idv di Antonio Di Pietro propone un referendum contro il ritorno al nucleare, affiora un’ipotesi inquietante. In uno studio redatto da Enea e del Politecnico di Milano per il Ministero dello sviluppo Economico, rilanciato nel marzo scorso in occasione dell’accordo fra Enel ed Edf, si analizza la possibilità di costruire in Italia 12 reattori Epr, per una potenza complessiva di 19.200 MWe, entro il 2030. I quali entrerebbero in funzione tutti fra il 2020 e il 2030 al ritmo di uno l’anno, tanto per lasciarci tranquilli...

 

 

Commenti dei lettori: 3 commenti - scrivi il tuo commento
Importante martellare con notizie accurate su progetti solo propagandati senza contradditorio. Se questi matti pensano a un reattore l'anno per 12 anni, proprio sono fuori strada. Grazie per la campagna di informazione di questa settimana
Scritto da Peter il 22/5/2010 alle 08:47
Spero che tutte le pubblicazioni sul nucleare-energia-ambiente del blog vengano raccolte in un volume che affiancato a tutto quello che hai gia pubblicato sull'argomento possa diventare un importante strumento in mano a tutti quelli che lottano contro il nucleare. Quello che impressiona con i tuoi post quello di dimostrare che i costi economici (oltre che per la salute) SONO DAVVERO INSOPPORTABILI per qualsiasi economia sia nell'oggi che per un lungo futuro.
Scritto da robinews il 22/5/2010 alle 10:34
PER IL NUCLEARE FRANCESE C'E' UNA RAGIONE PER SFORARE I COSTI E STA NEI RISVOLTI MILITARI DELLA TECNOLOGIA DEI REATTORI IN FUNZIONE. DA NOI A QUALE INTERESSE MILITARE DOVREMMO PISPONDERE? ABBIAMO IN TESTA UNA "FORCE DE FRAPPE"?
Scritto da Fabio la pulce il 22/5/2010 alle 15:03
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