Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 10/7/2010 alle 18:05

 

 

 

Il Sole 24 Ore di mercoledì 7 luglio 2010 ha dedicato tre pagine alla questione acqua in Lombardia. Il rischio è che tutta l'acqua della Lombardia finisca nelle mani di poche aziende private, la più parte legate direttamente alle multinazionali, italiane o straniere. Una volta abolite le Autorità territoriali d'ambito (Ato), come imposto dalle normative nazionali, le competenze passeranno a regioni e province. Spetterà a queste ultime, probabilmente, il compito di bandire gare per individuare il gestore del servizio. Il modello, ancora allo studio del Pirellone, prevederà probabilmente una mediazione tra regione, comuni e  province, dove alla regione potrebbe spettare il potere di controllo e programmazione, ai comuni il possesso della società patrimoniale e alle province l'onere di bandire le gare per individuare il gestore del servizio idrico oppure, in alternativa, per individuare il socio privato che entrerà all'interno dell'azionariato del gestore pubblico con almeno il 40 per cento.Data la composizione politica degli Enti Locali in Lombardia e i consumati appetiti per gli affari delle Giunte Formigoni, la legge regionale oggi in vigore, strappata con grande impegno nella passata legislatura e aperta alla gestione pubblica in house diventerà carta straccia. Le uniche vie d'uscita sono rappresentate dalla modifica della legislazione nazionale (in primis il Decreto Ronchi), attraverso il Referendum che a livello nazionale ha già superato 1 milione di firme, di cui più di 150 mila raccolte in Lombardia, o dall’impegno diretto degli Enti Locali (Comuni, Province, ATO) per la gestione totalmente pubblica del servizio idrico, difendendo le gestioni virtuose e impedendo la privatizzazione attraverso il rifiuto dell'obbligo di gara o di cessione di parte del pacchetto azionario delle società pubbliche esistenti. A tale proposito ricordo che il Consiglio Comunale di Milano nel mese di aprile 2010 ha approvato un OdG che di fatto mantiene la gestione pubblica fino al 2026 tramite l'azienda comunale Metropolitana Milanese, rifiutando gli obblighi imposti dal Decreto Ronchi. L'impegno diretto dei comuni ha già avuto successo negli anni scorsi, quando l'azione dei 144 comuni lombardi sostenuti dall’intero centrosinistra in Consiglio aveva portato alla modifica della legge regionale del 2006 che imponeva l'obbligo di privatizzazione. Bisogna ripartire da quella mobilitazione e dalla coscienza diffusa creata dalla raccolta di firme per fermare l’assalto dei privati all’acqua della nostra regione.

 

Commenti dei lettori: 3 commenti - scrivi il tuo commento
forse i comuni dovrebbero seguire l'esempio di Vanzaghello e altre città che hanno istituito le "case dell'acqua" dove i cittadini possono andare a prelevare un certo quantitativo di acqua (anche gassata) e così incentivare l'uso dell'acqua pubblica contro l'acqua in bottiglie che è ancroa un grande business in Italia. Vedi: http://www.comune.vanzaghello.mi.it/cmd-view?entity=/db/contents/news/9542dc6a.xml
Scritto da Laura Crespi il 10/7/2010 alle 12:13
Mi sembra una notizia terribile! Mentre si arriva al milione di firme contro la privatizzazione e 144 sindaci lombardi cercano di tradurre in realtà la vittoria sulla legge lombarda, Formigoni e Bossi faranno il solito pateracchio a danno dei cittadini e a vantaggio delle multinazionali. Ma cosa ne pensano quelli di centrosinistra che sono rimasti in Consiglio?
Scritto da Franco Mangiaferro il 10/7/2010 alle 12:19
Anch'io non ho parole. Perchè non si fa una manifestazione che chiama a raccolta tutti i 150000 che hanno firmato in Lombardia?
Scritto da Ernesta il 10/7/2010 alle 15:20
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