Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 19/5/2011 alle 20:05

Tra domenica e lunedì scorsi, quasi un milione di sardi sono usciti di casa per prendere parte al referendum consultivo che chiedeva di esprimersi a favore o contro la possibilità di installazione di centrali nucleari sull’isola e sullo stoccaggio di scorie radioattive. Risultato: 848.691 votanti si sono espressi contro tale ipotesi, ovvero il 97,13%. Un risultato eclatante per un referendum come non si vedeva da tempo. La domanda è se tutta questa gente è contraria al referendum per paura o perché chiede un altro tipo di sviluppo.

Nonostante Fukushima, io continuo a ritenere che la gente ormai pretenda uno sviluppo pulito e sostenibile. La gente di Sardegna è
troppo fiera della bellezza delle proprie zolle e delle proprie spiagge per subire la scelta dei veleni. E a questo punto, se non
dovesse essere consentito di esprimerci a livello nazionale, chi
impedisce alle altre regioni d’Italia si seguire il buon esempio
sardo? Una vicenda, questa del referendum sardo, che la stampa sembra appena sussurrare. Chissà che non sia piuttosto l’aperitivo di quello che avverrà anche per l’acqua e per il legittimo impedimento il 12 e 13 giugno. Un’Italia che - capofila la Sardegna - vuole decidere del proprio destino.

 

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