Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 15/12/2008 alle 15:34

In Lombardia il conflitto sull’acqua si è drammatizzato non soltanto a causa delle conseguenze climatiche e dello spreco nei cicli agricoli e produttivi, ma per le scelte politiche che accentuano il rischio di privatizzazione degli acquedotti, delle fognature, dei depuratori, delle reti idriche. Infatti la legge regionale n. 18/2006 obbliga i Comuni, riuniti negli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) provinciali, a mandare a gara obbligatoria la porzione finale del servizio idrico, l’erogazione, di fatto privatizzandola. Contro questa legge regionale ben 154 comuni (sostenuti dal Contratto Mondiale e dal Forum Italiano dei Movimenti sull’acqua e dai vari comitati lombardi) hanno proposto un referendum abrogativo, dichiarato ammissibile dal Consiglio Regionale, dopo aspre discussioni, nella seduta del 5 febbraio scorso. Ma l’impegno contro la privatizzazione dell’acqua è solo agli inizi: nella Commissione Ambiente del Pirellone è infatti approdato un emendamento della Giunta con l’intento di correggere la legge impugnata. Esso però si limiterebbe a cambiare solo gli aspetti più sfacciatamente a sostegno dell’uso commerciale di un bene comune essenziale per la vita. L’apertura concreta e tutt'altro che irrilevante dell’Assessore competente a nome della Giunta consiste nella possibilità di non più separare le porzioni di gestione ed erogazione del servizio acqua e di escludere da gara privata l’intero servizio, affidando gestione ed erogazione “in house” per un massimo di 7 anni alla stessa società patrimoniale pubblica proprietaria delle reti. Se da una parte si tratta di un arretramento deciso della Giunta, dall’altra l’emendamento non recepisce per intero le richieste referendarie, sia sui criteri gestionali sia sulla natura pubblica dei servizi idrici. L’assessore regionale alle Reti e ai Servizi di Pubblica Utilità Massimo Buscemi ha annunciato che lunedì 15 dicembre incontrerà i sindaci per trovare un accordo più avanzato sul testo. Nella discussione avviata in Commissione Ambiente, ho illustrato con decisione quali potrebbero essere i tre criteri dirimenti per un accordo soddisfacente.
1-Definitivo superamento dell’obbligatorietà di separazione tra gestione ed erogazione
2-Possibilità reale, definita autonomamente dai Comuni, di gestione pubblica e in house dell’intero servizio
3-Definizione dell’acqua come diritto e bene comune e del servizio idrico come prestazione di interesse non economico-commerciale
In questi mesi movimenti e società civile hanno “piegato” la Regione con il sostegno esplicito anche del gruppo regionale di Rifondazione Comunista, mettendo una barriera alla peggior legge sull’acqua del Paese. Insieme ora si deve spingere nella direzione auspicata dai 57mila cittadini lombardi e dai 400mila italiani che hanno sostenuto la legge di iniziativa popolare nazionale (www.acquabenecomune.org). Sicuramente il testo finale della Giunta , pronto a gennaio, potrebbe riservare sorprese, aspetti insoddisfacenti e, temiamo, qualche “veleno nella coda”. Se fosse così, insieme dovremo puntare con decisione alla mobilitazione, fino allo svolgimento del referendum.

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