Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 5/1/2009 alle 08:30

C'era una volta l'Alfa è la storia dell'industria lombarda e del suo declino. E' la storia di un glorioso marchio italiano e delle miopie di oggi dove si distrugge il passato per vendersi il futuro. Dai 16mila operai di Arese del 1986, oggi se ne contano solo 770. Ma c'era un tempo (forse il mio tempo) in cui in fabbrica entrava il grande Eduardo De Filippo e c'era un tempo in cui il popolo operaio, con il vestito della festa, varcava insieme a tutta la famiglia la soglia del grande “capannone 6” per andare a teatro. È accaduto molti anni fa, all'inizio degli anni '80, all'Alfa di Arese. Undicimila persone, tra operai e loro familiari, accorsero in massa per assistere alla rappresentazione della "Filumena Marturano". Questa era l'Alfa Romeo di Arese. Lì erano arrivati molti lavoratori dal sud e da lì partivano orgogliosi a bordo della Giulietta, costruita con le loro mani per tornare al paese di origine, «perché quando i paesani sentivano il rombo si toglievano il cappello». Quasi 20mila lavoratori, nel periodo di massimo splendore, varcavano i cancelli di Arese e l'Alfa era protagonista dell'immaginario collettivo. Nello stabilimento c'era un ciclo produttivo completo: entrava il rottame grezzo e uscivano autovetture fiammanti. Il consiglio di fabbrica era composto da 400 persone e se salivi sul tetto della fabbrica potevi andare in qualsiasi reparto, senza toccare mai terra. L'operaio meridionale venuto nella grande fabbrica milanese in cerca di un nuovo futuro veniva immortalato dalla macchina da presa di Luchino Visconti in “Rocco e i suoi fratelli”. L'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili aveva, dunque, nell’eccellenza del prodotto e dei lavoratori, la sua vera forza: l'auto era un bene di massa con il quale ci si identificava.
Ma lo stabilimento di Arese, in quei due milioni di metri quadrati, oltre ai bolidi della strada, produceva anche parlamentari. Almeno trentuno sono, infatti, gli operai strappati alla catena di montaggio e mandati sugli scranni di Montecitorio. Faticare insieme aveva un senso e il lavoro un valore riconosciuto.
Arriva anche il tempo della gestione Fiat, simbolicamente annunciato il primo giorno con il sequestro a mensa dei mazzi di carte con cui si socializzava durante la pausa. Ben 1600 miliardi di finanziamento pubblico per una produzione nuova, ma la crisi del gruppo torinese e il ridimensionamento delle sue produzioni conducono allo svuotamento dello stabilimento, con la dismissione di aree ancora efficienti e modernamente attrezzate. Oggi la fabbrica è stata sventrata e le catene sono state fisicamente tranciate in due notti per non permettere la ripresa della produzione con il reintegro dei cassintegrati imposti dal Pretore.
Cosa rimane o cosa potrebbe rinascere da una storia così straordinaria e così drammaticamente dissipata? Oggi la fabbrica è totalmente chiusa e dismessa, dato che la Fiat ha preferito andare a progettare e produrre veicoli in altri impianti in Italia e all'estero. E le immobiliari aspettano alla porta l'affare Expo 2015 per edificare gli oltre 2milioni di metri quadrati degli stabilimenti Alfa Romeo di Arese.
Il video “C'era una volta l'Alfa”
 

Commenti dei lettori: 1 commento - scrivi il tuo commento
Ma non c'era un progetto del nostro Formigoni che voleva riportare Arese nell'eccellenza del campo automobilistico? Progetti di auto ad idrogeno e riconversioni varie.... che fine hanno fatto quelle promesse? Facciamo attenzione, fortuna vuole che proprio oggi Formigoni promette anche su Malpensa... dobbiamo credere a lui ed ai suoi alleati? Sono scettico ma rimbocchiamoci le maniche, non possiamo sempre piangere sul latte versato. Buon Anno
Scritto da Alessandro Z il 5/1/2009 alle 13:40
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