Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 9/2/2009 alle 16:23

Ogni giorno 42mila italiani, per la maggior parte varesini, passano il confine per andare a lavorare nel vicino Canton Ticino. Ieri il voto in Svizzera per limitare l’entrata dei lavoratori stranieri ha respinto le restrizioni confermando la libera circolazione delle persone (estesa anche ai cittadini di Romania e Bulgaria) con un largo 59,6%. Ma un dato emerge da questo referendum: in controtendenza con il dato nazionale, esiste un fronte anti-italiano nella parte elvetica della regione Insubrica che raccoglie il 65,8% dei consensi.

Un voto che spacca in due gli interessi dell’Insubria, ma che unisce le due anime leghiste (lega dei ticinesi e lega Nord)  e che si basa sull’esclusione. Un’esclusione a doppia faccia e a cascata:in Lombardia si escludono e si emarginano con ogni mezzo gli immigrati  e in Ticino si vorrebbero discriminare i frontalieri che vengono dall’Italia. Un mondo basato sulla paura e una lotta tra poveri che non vedrà mai la fine in uno scenario di Paese contro Paese, Regione contro Regione, fino ad arrivare alle lotte tra condomini. Un mondo di paura nel quale soffiano sul fuoco sia i  populisti di casa nostra, come i Borghezio e i Maroni, sia i leader leghisti ticinesi, come Giuliano Bignasca, che sposano le cause (perse) delle proteste inglesi contro i lavoratori italiani, motivandole con il dumping salariale e la criminalità.

Rincorrere la Lega su questi temi significa andare incontro a disastri e, soprattutto, restare fuori dalla storia. Per questa ragione esiste la sinistra, per dare rappresentanza ad una società coesa, solidale, rivolta al futuro e al prossimo senza paura. E non per rincorrere subalternamente un meccanismo perverso per cui la povertà è criminalizzata e il benessere, anziché diffondersi, si restringe sempre di più.

Tags: referendum, Canton Ticino     Categoria: Lombardia
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