Pił lontani da Roma, pił vicini a te.
Lega Nord
inserito il 26/11/2009 alle 12:16

Mi ha colpito particolarmente la notizia del rinvenimento di un laboratorio tessile clandestino, l'altroieri a Casorate Sempione. Ma lo stupore non è solo per l’aspetto disumano della vicenda, viste le condizioni a cui erano costrette queste persone: un insulto alla civiltà e a secoli di battaglie culturali per i diritti di chi lavora. Piuttosto per il riflesso politico, dato che la vicenda è emblematica e costituisce un invito a tenere alta la guardia su due temi come immigrazione clandestina e concorrenza sleale alle nostre imprese. Oggi, alla luce di quanto emerso, questi temi confermano la loro attualità e urgenza testimoniano inequivocabilmente come le battaglie messe in atto dalla Lega in questi mesi e in questi anni, siano giuste e sacrosante, e anzi vadano perseguite con sempre maggior decisione.
Dietro le quattro mura della villetta-lager di Casorate Sempione non si nascondevano soltanto cinquanta cinesi costretti a vivere in condizioni disumane in mezzo alla sporcizia, ma anche dodici clandestini.

Emerge quindi innanzitutto un problema di contrasto all’immigrazione clandestina che si fa prioritario e necessita di iniziative incisive e controlli che vadano oltre l’ordinarietà per applicare le leggi esistenti con decisione. Plaudiamo in questo senso all’introduzione del reato di clandestinità, una fattispecie che aiuterà le forze dell’ordine a combattere un fenomeno che, al di là della più eclatante questione dei respingimenti, è ancora presente e sommerso anche nei luoghi più impensabili, come la nostra Casorate.

Chi oggi approfitta di un ruolo istituzionale ottenuto in una logica di coalizione per condurre una battaglia politica e culturale che non condividiamo per nulla, dovrebbe spiegarci alla luce di questa vicenda se è più “stronzo” chi chiede leggi rigide ed efficaci per frenare l’immigrazione indiscriminata oppure chi sfrutta in modo becero i propri connazionali costringendoli alla schiavitù per ottenere guadagni illeciti. L’illusione della libertà e di una vita decente, che probabilmente ha portato i cinquanta cinesi di Casorate ad accettare di vivere in quelle condizioni, merita rispetto e comprensione ma il nostro Paese, a maggior ragione in un momento di crisi economica che mette in ginocchio i nostri lavoratori, non è in grado di accogliere tutti senza filtri. Servono dei freni e una politica seria di contrasto, come quella che il governo sostenuto dalla Lega sta portando avanti. Ce lo chiedono innanzitutto i cittadini, che hanno capito che la misura è colma e che il tempo dell’Italietta all’acqua di rose che alla fine trova una soluzione per “mettere a posto” tutti (vedi le sanatorie del passato) deve finire una volta per tutte.

Il fatto che poi questa attività clandestina sia proseguita per mesi e mesi nel mezzo di una comunità viva e attiva come quella di Casorate Sempione deve farci riflettere. Forme di attivismo da parte dei cittadini in materia di sicurezza, come le ronde dei volontari e il “controllo di vicinato”, che mettono in pratica le disposizioni del decreto Maroni, sono un modello da estendere ed incentivare per bloccare sul nascere fenomeni di illegalità così palesi. Non dobbiamo far passare una cultura dell’omertà che non appartiene alla nostra gente: il cittadino comune è tenuto ad esercitare un controllo che definirei morale per frenare la deriva dell’illegalità “sotto casa”. Non possiamo più dare campo aperto a questi fenomeni né lasciare tutta la responsabilità e le incombenze della battaglia all’immigrazione clandestina sulle spalle delle forze dell’ordine. Le amministrazioni locali in particolare hanno il dovere di impegnarsi attivamente per convogliare le energie positive dei cittadini su iniziative concrete e per dare risposte al bisogno di sicurezza e di controllo della legalità che sta sempre più emergendo.

Anche perché, e la vicenda di Casorate ce lo dimostra, la controparte degli schiavi cinesi clandestini sono le nostre piccole e medie imprese che chiudono e lasciano a casa i lavoratori. Chiediamoci quante aziende varesine possano essere state colpite dalla concorrenza sleale di questo laboratorio che realizzava i propri prodotti tessili illegalmente e a costi irrisori per poi addirittura immetterli sul mercato con l’etichetta falsa “made in Italy”. Oltre al danno, la beffa.

Ma anche su questo punto non possiamo limitarci ad una sterile indignazione, dobbiamo agire e mettere in atto quelle disposizioni legislative che siano in grado di porre un argine a sistemi di produzione fuori regola che colpiscono la nostra imprenditoria sana. Il progetto di legge sull’etichettatura obbligatoria nel tessile, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, va sostenuto da tutte le forze politiche con la massima decisione, per dare uno strumento efficace per limitare il diffondersi a macchia d’olio di quei fenomeni di illegalità e di contraffazione che minano la stabilità del nostro sistema industriale.
Con la crisi che incombe, le piccole e medie imprese del nostro territorio fanno sacrifici fino a lavorare in perdita pur di resistere e di non arrendersi allo spettro della chiusura o, peggio, del fallimento: pagano le tasse, rispettano ferree regole in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e di inquinamento ambientale e sull’utilizzo di materiali non nocivi, e si trovano a dover competere con concorrenti che ignorano le più elementari regole di civiltà. Le nostre imprese – soprattutto quelle piccole e medie e quelle artigiane che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana e che spesso sono state considerate alla stregua di “mucche” da mungere, fiscalmente parlando – vanno adeguatamente incentivate, anche con la riduzione delle tasse e con misure di sostegno ad hoc come quelle che prevede regolarmente la Regione Lombardia per favorire l’innovazione tecnologica, l’aggregazione, l’internazionalizzazione, la qualificazione dei lavoratori.

Ma prima di ogni altro discorso e intervento legislativo, dobbiamo capire che stiamo combattendo una battaglia culturale per la difesa del nostro tessuto sociale e imprenditoriale e in definitiva del nostro futuro. La vecchia “favola” della globalizzazione come opportunità da cogliere per lo sviluppo, cela dietro di sé tante storie di sfruttamento e di concorrenza sleale come quella di Casorate: è un sistema che ingrassa pochi e mette in ginocchio molti, dai cinesi costretti alla moderna schiavitù ai nostri imprenditori e lavoratori costretti alla chiusura delle loro aziende e alla disoccupazione. Se vogliamo difendere il nostro benessere, costruito in tanti anni e con il sacrificio dei nostri padri, dobbiamo scendere in campo tutti, senza distinzioni: lavoratori, imprenditori, consumatori, tutti insieme per dire “no” ad un’invasione apparentemente invisibile ma che in realtà è già nel cortile di casa nostra.

26/11/2009
Luciana Ruffinelli
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inserito il 26/11/2009 alle 12:14
COMUNICATO STAMPA
 
Ieri 24/11/2009 in consiglio provinciale a Varese è stato approvato un documento per richiedere l'attivazione della commissione Affari Generali per la modifica dello Statuto Provinciale alfine di aggiungere un riferimento alle nostre radici Greco, Romane, Celtiche e soprattutto Cristiane. Il documento specifico altro non era che una linea guida per la futura modifica statutaria, linea guida che si chiedeva al Consiglio tutto di condividire.
Doveva essere un tema di "unione" tra maggioranza e opposizione. Doveva essere un tema perciò condiviso e privo di strumentalizzazioni. Purtroppo cosi non è stato.
Le tradizione sono la base di ogni cultura, il legame tra tradizione e storia è molto forte. Un popolo senza tradizioni , e perciò senza la propria memoria storica, è un popolo vuoto. Le tradizioni sono alla base del nostro DNA sociale, sono i cromosomi del nostro vivere civile, della nostra cultura.
E' innegabile che la nostra Società trovi le sue radici nel passato ed in particolare nel Cristianesimo. La nostra morale, le nostre Leggi, la nostra stessa Costituzione trasmette valori e principi basati sulla tradizione cristiana. Non serve essere credenti, basta essere obiettivi.
Il Cristianesimo, nel bene e nel male, ha contribuito a renderci ciò che siamo. Anche i non Cristiani sono debitori al Cristianesimo; ci sarebbe stato l'Illuminismo senza il Cristianesimo? Avremmo oggi molte opere d'arte e musicali senza il Cristianesimo. Le nostre leggi e la nostra cultura sarebbe la stessa? Se guardiamo fuori dai confini europei ci renderemo conto che siamo tutti uguali, ma che profonde differenze esistono tra le civiltà che hanno avuto influenze cristiane e quelle che non le hanno avute.
La nostra proposta poi chiariva la esplicità volontà a "non voler dividere niente e nessuno", difendere le tradizioni vuol dire marcare la propria identità nel rispetto delle altre. Dalla moltitudine d'identità si cresce e si migliora, non dalla massificazione, non dalla standarizzazione, non dalla globalizzazione sociale "imposta dalll'alto" delle istituzioni sovranazionali. Anche in natura esiste la diversificazione per migliorare l'evoluzione. Tutti siamo uomini, tutti siamo uguali e tutti dobbiamo godere degli stessi diritti. Ma l'umanità, nella sua uguaglianza, è diversa. Ogni individuo è diverso dall'altro, nessuno è superiore,  ma nessuno è totalmente uguale all'altro perché se tutti fossimo uguali "geneticamente" saremmo deboli, non ci sarebbe evoluzione, e un singolo fattore patogeno potrebbe uccidere una intera comunità.
Allo stesso modo la società: senza tradizioni perderemmo la nostra identità, la nostra cultura; se tutti avessimo la stessa cultura saremmo destinati alla massificazione culturale, al vuoto.
Questo messaggio volevamo proporre al Consiglio. Questo messaggio non è stato recepito dall'opposizione.
Ci spiace. Speriamo che almeno nell'apposita commissione per la modifica dello Statuto si comprenda l'importanza di tale discussione e non si finisca sempre nella mera campagna elettorale.....
 
A nome del Gruppo Consiliare Provinciale Lega Nord per l'Indipendenza della Padania
il capogruppo, Stefano Gualandris
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inserito il 21/8/2009 alle 10:34

"A chi distorce i dati di Bankitalia e crede di rilanciare qualsiasi ipotesi di sanatoria per gli immigrati clandestini rispondo che la posizione della Lega è chiara: è un no fermo". Roberto Cota, presidente dei deputati della Lega, commenta lo studio della Banca d'Italia sulle Economie regionali nell'anno 2008. "Le sanatorie sono incompatibili con una politica di rigore sull'immigrazione sulle quali ci siamo impegnati e che finalmente si sta facendo con il programma di governo - sottolinea Cota - La questione delle badanti non era una sanatoria ma aveva un'attinenza specifica con comprovate esigenze delle famiglie e riguardava l'emersione del lavoro non solo degli extracomunitari. Ora ci sono diverse aziende in cassa integrazione, disoccupati che devono riconvertirsi in eta' critica e giovani che non trovano lavoro con facilità - sostiene Cota - Non siamo più in piena occupazione e c'e' il dovere di pensare ai nostri. Bisogna riscoprire determinati tipi di lavori che sono stati abbandonati - conclude - Ad esempio, c'e' la proposta del ministro Bossi sulla terra: il lavoro agricolo non solo e' sempre piu' qualificante ed e' un pezzo della nostra tradizione. Meglio lavori umili che restare disoccupati. I dati di Bankitalia - aggiunge il presidente dei deputati leghisti - non riguardano comunque i clandestini, che non vanno di certo a dichiarare quanto prendono o se lavorano. In ogni caso, in base alle nostre leggi un extracomunitario puo' entrare nel nostro territorio se c'e' domanda di lavoro e rientra nel decreto flussi".

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inserito il 24/6/2009 alle 19:49

 "Finalmente dal rapporto Inail presentato questa mattina esce la verità su una battaglia da me condotta per anni sfidando la propaganda più becera. E' la strada, secondo quanto emerso oggi, la principale causa di morte per i lavoratori. Su di essa infatti si verifica oltre la metà delle morti bianche. Depurando i dati dagli incidenti in itinere, subiti mentre ci si reca e si torna dal posto di lavoro, l'Italia non ha la maglia nera degli incidenti, come molti vorrebbero far credere. Di questo dovrebbe tenere conto anche il Presidente Napolitano, che meritoriamente si e' sempre speso su questo tema. Smettiamola di fustigarci ad ogni pie' sospinto e cerchiamo di vedere la realta' per quella che e', nel bene e nel male''. Lo dichiara il senatore della Lega Nord Roberto Castelli, viceministro delle Infrastrutture e Trasporti

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inserito il 17/6/2009 alle 20:44

Qui di seguito le ISTRUZIONI per votare al BALLOTTAGGIO SENZA votare per il REFERENDUM:

- Prima di presentare il documento di identità e la tessera elettorale dichiara che intendi partecipare solo al ballottaggio e che non intendi partecipare al voto per il Referendum;

- Non ritirare né toccare le schede del referendum

(di colore Verde, Bianca e Rossa), se le schede vengono toccate sono ritenute “schede contaminate” e pertanto saranno conteggiate nel raggiungimento del quorum come schede bianche;


- Pretendi, prima di recarti nella cabina elettorale,

che lo scrutatore, pur apponendo il timbro sulla

tua tessera elettorale, annoti in tua presenza, attraverso

il sistema della “spunta” numerica progressiva

sul registro delle tessere elettorali, che non hai

partecipato alla consultazione referendaria

(circolare 46/2009 del Ministero dell’Interno).

 

RICORDA, NON VOTARE PER IL REFERENDUM!

 

PR 

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