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Paolo Rossi   paolo.rossi@senato.it
inserito il 19/3/2008 alle 13:30

 

Legislatura 15º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 111 del 20/02/2007
 
(1299) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 dicembre 2006, n. 297, recante disposizioni urgenti per il recepimento delle direttive comunitarie 2006/48/CE e 2006/49/CE e per l'adeguamento a decisioni in ambito comunitario relative all'assistenza a terra negli aeroporti, all'Agenzia nazionale per i giovani e al prelievo venatorio
 
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rossi Paolo. Ne ha facoltà.
ROSSI Paolo (Ulivo). Signor Presidente, ritengo siano tre le considerazioni principali da fare in ordine al disegno di legge in oggetto, che riguardano: l'Italia e il recepimento di Basilea 2; le eccezioni mosse a livello internazionale; i rapporti tra Governo e opposizione.
Come sappiamo, l'Italia è tra i Paesi che, dalla fine dell'anno passato, hanno rispettato i termini di recepimento della direttiva sui requisiti patrimoniali. Tale direttiva comprende al suo interno l'Accordo di Basilea, che si fonda su principi di duttilità e trasparenza. È chiaro che il nuovo assetto che si va delineando è fondato sulla stabilità delle banche e dunque del sistema bancario nel suo insieme: sul «come», cioè, sia possibile valutare e calcolare adeguatamente il coefficiente di rischio rispetto alla trasparenza dei bilanci delle aziende che usufruiscono del credito.
Sarà bene notare che nella trasposizione italiana della normativa, varata guardando ad istituti di credito di media o considerevole grandezza, si è tenuto conto della specificità del nostro sistema bancario, con particolare riferimento alla fascia medio-piccola. In che modo? Considerando i parametri essenziali a tal fine, quali l'adeguatezza patrimoniale (maggiormente garantita da una previsione e da una programmazione pluriennale) o i fattori macroeconomici avversi (di cui sono stati analizzati i possibili impatti).
L'Accordo di Basilea rappresenta, dunque, uno snodo essenziale per il rapporto tra banche e imprese e dunque per lo sviluppo. Non solo si è cercato di lavorare nel solco di una maggiore equità, agendo sulle differenziazioni tipologiche interne al sistema, ma si è fornito nuovo alimento a quei settori di sviluppo in cui più fortemente si avverte il ruolo della ricerca e della sperimentazione di soluzioni innovative, intervenendo sulla quantificazione dei rischi e sull'adeguatezza patrimoniale nella sua valutazione prospettica.
È chiaro che le banche - per far fronte nel migliore dei modi alla necessità di adeguarsi alla normativa - già da tempo hanno aperto un'approfondita riflessione sulle modalità del cambiamento, ma sarebbe una scelta miope attardarsi e non affrontare quelli che appaiono sempre più, in un quadro macroeconomico fluido, attraversato da incertezze, fattori competitivi determinanti quali una più attenta e raffinata capacità di gestione dei rischi e le scelte in termini di governo aziendale che ne derivano.
La disciplina dell'Accordo di Basilea ha indicato una serie di linee guida cui adeguarsi, ma senza per questo cadere nel ristagno e nelle ischemie che talvolta costituiscono il criterio ispiratore del dettato e che vi sottostanno. In altri termini, a un'assenza di eccessiva prescrittività si è coniugata una sostanziale capacità volta a sapersi muovere, senza stravolgere, su quelle che possono essere considerate linee guida accettabili e prassi ritenute ormai in uso dagli intermediari, favorendo fra l'altro una maggiore trasparenza.
Un punto fondamentale è che il nuovo Accordo di Basilea ha come fine quello di armonizzare la normativa su scala globale: vale a dire che i parametri non mutano a livello internazionale e sono validi quindi per tutto il mondo, eccezion fatta dagli Stati uniti d'America, che si sono opposti al provvedimento per quel che concerne le piccole banche. Certo, è da considerare la specificità del sistema bancario statunitense, ispirato da criteri di maggior liberismo; tuttavia destano perplessità simili posizioni e resistenze.
Mario Soldati scriveva che fra tutte le forme di lontananza l'America rimane la più vera e autentica. Non sono certo antiamericano, appartengo a una generazione che si è specchiata nella cultura e nei miti americani (dal cinema, alla musica, alla letteratura e anche alla politica), ma che ora fa sempre più fatica a rispecchiarvisi. Non si è nel torto, a mio avviso, nello stigmatizzare un ormai proverbiale «Yankee go home», troppo spesso affrettato; tuttavia, l'America ci ritorna, fuori dai brillanti riti, anche attraverso il rifiuto di aderire al Protocollo di Kyoto (i cui danni sono incalcolabili, anche per le derive morali verso India e Cina), la strage del Cermis (il pilota - come ricordiamo - fece ritorno in patria, ottenendo una promozione dopo pochi mesi) e, da ultimo, il marine Lozano (imboscato fra le ballerine di fila in una base imprecisata e senza possibilità di estradizione).
Spiace dover ammettere che non è un bello spettacolo, anche se osservato dall'estrema periferia, da un'Italia che assomiglia sempre più alla brutta copia di una brutta America, di un'America che spesso è concentrata su sé stessa e che appare in molti casi lungi dal comportarsi come la grande nazione che merita di essere valutata.
Uno fra gli obiettivi fondamentali dell'Accordo di Basilea 2 è l'obbligo, da parte degli intermediari e delle banche, a informare il mercato sui parametri di rischio e adeguatezza patrimoniale, in modo tale che anche la clientela possa indirizzarsi verso le banche più efficienti. Tanto più le eccezioni sollevate dal centro-destra in Commissione mi paiono strumentali e sostanzialmente prive di fondamento: una conferma, se ce ne fosse bisogno, di un'opposizione che troppo spesso sa guardare soprattutto alla convenienza dei numeri e solo in parte al bene del Paese.
Faccio notare, a tal proposito, che alcuni emendamenti riguardanti l'Agenzia nazionale per i giovani - ne hanno parlato alcuni colleghi - bocciati in Commissione, sollevano una questione reale, com'è quella dell'inserimento delle nuove generazioni (in particolare delle donne) nel mondo del lavoro. Credo che il relatore, senatore D'Amico, abbia già predisposto un ordine del giorno nel quale vengono riassunte le proposte avanzate a tal fine.
 
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