Ascoltare e lavorare insieme.
Stefano Tosi   tosi@tosi.it
inserito il 24/5/2011 alle 11:18

L’Osservatorio di Demos-Coop ha realizzato un’interessante analisi riguardo alla classe sociale percepita dagli italiani. Un sondaggio volto a capire se le persone si collocano nella classe operaia, tra i ceti popolari o nel ceto medio. Il 48% del campione nazionale dice di sentirsi parte della “classe operaia” (39%) oppure della “classe popolare” (9%). Il 43% si posiziona nel “ceto medio”. Solo il 6%, infine, si definisce “borghesia” o “classe dirigente”.
L’autoconsiderarsi nei “ceti popolari” supera quindi, per estensione, il “ceto medio” e questo malgrado “classe operaia” denoti una figura sociale più varia del classico lavoratore manifatturiero. E’ un cambiamento rilevante rispetto agli anni ‘80, quando la maggioranza si sentiva “ceto medio”. Un cambiamento determinato dalla crisi e dalle trasformazioni economiche e sociali in corso.
Ha rafforzato questa tendenza l’impoverimento di artigiani, commercianti, impiegati, tecnici e liberi professionisti. Non a caso, il senso di povertà è legato a una insoddisfazione verso l’economia e il mercato del lavoro (espressa dal 75% degli intervistati). Il precariato ormai preoccupa il 20% dei lavoratori autonomi e il 44% dei liberi professionisti ed i giovani si sentono una generazione senza futuro con il 56% pensa che debba fuggire all’estero per fare carriera.
Questo contesto di paura e sfiducia vede l’incapacità del governo di affrontare questo momento economicamente difficile. Le risorse vanno catalizzate sulle aziende per stimolarne la competitività, sulla formazione continua e sulla riduzione del carico fiscale sul mondo del lavoro, dipendente ed autonomo.
Se non si agirà in queste direzioni, l’ascensore sociale è destinato a scendere sempre di più, assieme al nostro futuro.
 

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