Ascoltare e lavorare insieme.
Stefano Tosi   tosi@tosi.it
inserito il 20/2/2011 alle 15:19

Mi è piaciuto quando Roberto Vecchioni, vincitore del Festival e grandissimo cantautore, ha detto: “è inutile scrivere solo per se stessi, anche noi cantautori possiamo proiettarci negli altri uscendo dalla torre d’avorio, senza più pensare che i 40 milioni che non ci ascoltano siano deficienti”. La vittoria di Vecchioni, a mio parere, è meritata anche per questo. Per aver riportato a livello popolare la canzone d’autore. Un genere musicale che sta un po’ scomparendo dalle simpatie dei giovani che, differente dalla mia generazione cresciuta a pane e De Gregori, oggi forse preferiscono i ritmi esotici e le contaminazioni. Nulla da togliere alle nuove influenze musicali, si intende, ma forse insieme alla canzone d’autore italiana se ne sono andati anche un po’ di ideali.
Sono stato colpito dal coraggio che ha avuto Vecchioni di rendere omaggio alla cultura, ai valori, al pensiero e alla libertà. E soprattutto alla poesia. La penso proprio come lui, “la canzone d’autore può essere leggera ma anche alzare il tono culturale, indurre a ragionamenti”. Questa vittoria insegna che la letteratura intesa come precisione del linguaggio, passione e sentimento può ancora far emozionare gli italiani. Un messaggio per tutti.
 

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