Ascoltare e lavorare insieme.
Stefano Tosi   tosi@tosi.it
inserito il 26/4/2011 alle 18:23

Cade oggi il 25esimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl che causò, secondo le stime, 4mila morti. Un dramma. Si è trattato del più grande incidente nucleare civile della storia, con un'emissione di radiazioni nell'atmosfera 100 volte superiore a quella di Hiroshima e Nagasaki. La ricorrenza assume ancor più valore se consideriamo il disastro della centrale nucleare di Fukushima dell'11 marzo scorso, causato dal terremoto e lo tsunami. Dopo 25 anni possiamo dire che tante cose sono cambiate. Mi riferisco alle comunicazioni: oggi con internet possiamo avere aggiornamenti in tempo reale. Anche lo scenario politico è diverso: allora c'era l'Unione Sovietica che era un mondo chiuso, da cui era difficile carpire informazioni. Oggi come ieri, però, siamo di fronte a tanti dubbi. Il primo riguarda la pericolosità del nucleare. Pensiamo al Giappone, dove la situazione si è rivelata più complicata del previsto da gestire. Arginare la contaminazione è apparso subito un'impresa praticamente impossibile da portare a termine, neppure con le più moderne tecnologie.
Il secondo dubbio riguarda l'orientamento da prendere. Nel nostro Paese, che importa energia nucleare, persiste confusione su questo tema, con opinioni contrapposte tra chi lo vorrebbe e chi lo metterebbe al bando.
Intanto, niente di nuovo per quanto riguarda la ricerca del nucleare alternativo. La sensazione è che, in 25 anni, siamo ancora tanto lontani dal sapere cosa fare del nucleare.
E con un referendum sabotato dal governo e che il Pd sta rilanciando.

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