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inserito il 6/2/2010 alle 18:29
Una breve considerazione a margine dell'inaugurazione della pedemontana. Viviamo in piena 'cultura dell'apparenza'. Figuriamoci la 'cagnara' e la 'corsa al merito' quando capita di ottenere un risultato. In questo caso forse i meriti sarebbero da dividere un pò fra tutti anche se, l' importante progetto, è stato 'marchiato' da un governo di centrosinistra. Mio zio che ha lavorato in Inghilterra per 45 anni e ora in quella terra si gode la meritata pensione mi dice: "sai qui quale è la vera differenza con l' Italia? Anche a queste latitudini ci si 'scanna' e le distinzioni che la politica pone sono considerate legittime e comprensibili ma quando sul territorio (soprattutto in un ambito relativamente circoscritto come un comune o una contea) vì è in ballo qualche progetto davvero importante per la gente le forze politiche 'sfumano' le distinzioni e lavorano insieme per portare a casa il risultato". Proprio come da noi, pensavo, dove capita, in situazioni del tutto analoghe, di 'scannarsi' addirittura all'interno degli stessi partiti fra uomini patetici all'inseguimento della loro personale, e il più delle volte fittizia, primogenitura. Non amo più di tanto la cultura politica anglosassone ma ogni tanto partire da lì non ci farebbe poi così male. Commenti dei lettori: 5 commenti
inserito il 5/2/2010 alle 13:37
Il tema dell'immigrazione è complesso ed articolato. Di certo non può essere affrontato in poche righe (ci tornerò comunque più volte). Un solo concetto semplice e razionale: più è elevato il livello di integrazione e più gli effetti deleteri che ogni immigrazione porta con sè (nella storia questo vale anche per noi emigranti italiani e lumbard) verranno limitati. La premessa, lo confesso, è un pò una scusa per proporvi dei magnifici versi del poeta armeno Paruyr Sevak (1921-1971): "(...) dove siamo giunti, dove abbiamo vissuto/ abbiamo faticato per tutti:/ abbiamo costruito ponti,/ abbiamo innalzato archi...ovunque abbiamo lasciato una scintilla dei nostri occhi, reliquie delle nostre anime,/ briciole dei nostri cuori. Commenti dei lettori: 3 commenti
inserito il 4/2/2010 alle 14:23
Negli anni 70', durante il periodo della cosidetta 'solidarietà nazionale', il PCI di Enrico Berlinguer, dopo anni di opposizione (per la verità da sempre) coniò lo slogan politico: 'partito di lotta e di governo', forse per giustificare il suo avvicinamento all'area governativa. Quel percorso avvenne in un periodo difficile e travagliato e fu 'utile' ai comunisti ma soprattutto alla democrazia nel nostro Paese. Che oggi la Lega, in qualche modo, rispolveri quello slogan mi pare decisamente contraddittorio. Tra l'altro con un rovesciamento delle cose e dei fatti. Gli uomini di Bossi stanno saldamente al Governo, a tutti i livelli e a partire da 'roma ladrona', con un potere effettivo, per quanto nella fattispecie riguarda il nostro territorio, che qui non aveva nemmeno la DC negli anni 60' e 70'. Un sempio su tutti che in ordine cronologico manifesta questa incongruenza? Il fondo destinato ai nostri frontalieri. Dice in sostanza la Lega: " quel fondo rischia di essere tagliato; destiniamo quindi quel che probabilmente rimarrà ad altri 'servizi' per questi lavoratori così da evitare che venga dirottato e destinato per il ponte sullo stretto. Valutata distrattamente l'iniziativa sembra lodevole e pratica, razionale. Mi chiedo: i padani non hanno approvato con questo governo la costosissima e faraonica costruzione del ponte (invece per esempio di pensare che nel sud italia infrastrutture, autostrade e ferrovie sono in condizioni da terzo mondo?). Ancora: è o non è la stessa Lega che ha istituzionalmente votato a favore dell' elevazione di Reggio Calabria ad 'area metropolitana' (con tutto il rispetto per i reggini ma con qualche soldino che arriverà anche da quelle parti)? Insomma prima provocano un bel buco e poi cercano di coprirlo al canto:" quanto bravi siam è per voi che lavoriam". Commenti dei lettori: 5 commenti
inserito il 3/2/2010 alle 17:03
Avevo 'utilizzato' il blog in campagna elettorale poi, per pigrizia mentale, 'mi sono perso via' e, in qualche modo, l'ho congelato.Credo di aver commesso un errore. Sono convinto, infatti, che sia un mezzo prezioso per chi fa politica ma, soprattutto, è uno strumento utile alla gente. Noi 'addetti ai lavori', chiusi nella nostra torretta d'avorio, pensiamo troppo spesso, non senza una buona dose di fisiologica presunzione, di avere sempre il polso della situazione, di cogliere integralmente quello che si muove intorno a noi, di esaustivamente conoscere i reali bisogni della comunità. Nulla di più autoreferenziale e deviante. Fino a qualche anno fa i media e non solo loro, quotidianamente evidenziavano, con allarmata insistenza, l' inquietante frattura tra società politica e società civile. Un fatto in fondo cronico, si diceva, si dice e forse si dirà. Oggi non se ne parla più e la frattura si è rapidamente trasformata in un solco profondo, incolmabile e pericoloso, accettato con un atteggiamento di automatica e sterile rassegnazione. Si può fare qualche cosa? Forse anche un blog può rappresentare, seppur in un ambito circoscritto e definito, non tanto un 'tentativo' ma un mattone da aggiungere ad altri. Ho quindi deciso di pensare ad un'iniziativa aperta, libera, finanche trasgressiva che possa 'spaziare' al di fuori della mia stessa rigida appartenenza partitica (che ovviamente non voglio rinnegare).Cercherò di stare lontano dalle 'secche' del qualunquismo che, in questi casi, è un rischio tanto percorribile quanto pernicioso. Ci proverò. Commenti dei lettori: 9 commenti
inserito il 23/4/2008 alle 15:39
Premessa Superata la delusione per un risultato elettorale da considerarsi ‘buono’ ma che speravamo migliore, vorrei esprimere alcune valutazioni. L’ iniziativa del PD ha radicalmente scosso la staticità della politica italiana con un’ iniziativa chiara che ha costretto anche il centrodestra ad un inseguimento politico e mediatico. Hanno vinto loro ma i tempi e le modalità di una vera e propria ‘nuova politica’ li abbiamo dettati noi. Anche alla luce dei risultati non è questo un fatto da valutare come semplicemente ‘consolatorio’. Ora partiamo da quelle solide basi che, sia a livello di progetto e di contenuto sia a livello organizzativo, abbiamo costruito in questi mesi e che ci saranno utili per i prossimi appuntamenti elettorali. Il dato sul voto al PD, nell’ambito della nostra provincia, è confortante in particolare se lo si rapporta a quanto avvenuto nelle altre province lombarde: nel raffronto infatti tra le politiche del 2006 con queste ultime, solo Milano è andata meglio di noi. Segno di consolidamento ma soprattutto segno di buon lavoro concretizzato dal PD a livello provinciale. Registriamo poi un positivo risultato per quanto concerne l’ elezioni provinciali, considerandone le specifiche dinamiche, che ci portano ad avere, nove mesi dopo la scorsa tornata elettorale, un seggio in più a Villa Recalcati. Significativa, dunque, la nostra diffusa e sempre più omogenea presenza politico-elettorale, sempre più capillare che si è positivamente manifestata anche in piccole realtà comunali dove, fino a ieri, era presente, e non ovunque, soprattutto la Lega. Il dato elettorale in Provincia e il successo della Lega. L’analisi del nostro risultato in provincia di Varese, (ma è un po’ così in tutto il Nord del Paese,) appare evidente: bene nelle città, in alcune molto bene, raccogliendo soprattutto un voto di opinione che trova terreno fertile in particolare nei centri urbani più grandi; meno bene (nonostante l’impegno ) proprio nei piccoli centri e nei paesi dove il voto è più ‘comunitario’, più territoriale e dove quindi, soprattutto la Lega, ha spopolato attraverso un messaggio politico semplice, chiaro, fortemente ‘identitario’ e che va direttamente, come si suol dire, ‘alla pancia’. In fondo, a voler ben vedere, non abbiamo raccolto meno voti della Lega ma il Carroccio ha, in moltissimi comuni, raddoppiato i voti. Sono quindi i veri vincitori. Sarebbe sciocco negarlo o ridimensionare un successo oggettivo. Una Lega che per la verità ha rastrellato consensi in tutto il nord, Emilia-Romagna inclusa dove, in modo trasversale, ha raccolto buona parte di voti provenienti dalla sinistra radicale (cosa che è avvenuta anche nella nostra provincia). Credo possa essere interessante capire il perché dell’affermazione leghista, un successo che in buona misura passa da: - l’ essere una forza politica radicata, territoriale, interclassista e trasversale; - l’ essere percepita come partito-comunità (conta nella Roma- ladrona stare al Governo perché così si potrà realizzare qualche cosa di concreto per ‘casa tua’. Il fatto che nel recente passato dopo 5 anni di Governo la Lega nulla o pochissimo è riuscita a concretizzare per il nostro territorio pare non aver minimamente condizionato l’elettorato varesino e non solo varesino); - l’ essere una realtà politica che, magari rozzamente ma con efficacia, bene sa rappresentare i ceti produttivi, il sistema delle piccole imprese e, in buona parte, la middle-class; - l’usare un linguaggio politico-elettorale semplice e comprensibile, senza ‘fronzoli’, chiaro e preciso che solleva pochi temi e questioni chiave: una sicurezza sempre più quotidianamente minacciata soprattutto per la presenza degli extra-comunitari (regolari o non regolari ha poca importanza), una tassazione (introdotta da un Governo di sinistra) selvaggia e unilaterale che colpisce le categorie e la gente più operosa e via di questo passo. Varie le dinamiche legate a questo responso elettorale. Da noi, per fare un esempio significativo, ha inciso , in senso negativo, molto di più la vicenda dei rifiuti della Campania e di Napoli che la stessa questione di Malpensa a riprova oltretutto di quanta mediaticità ed anche ‘condizionamento psicologico’ stanno alla base di un’ opzione elettorale. Tutti questi problemi reali e quotidianamente recepiti dal cittadino, problemi a volte sapientemente ed in modo strumentale enfatizzati ma percepibili da tutti, ritrovano nel ‘vessillo identitario forte’ della Lega una ‘possibile’ risoluzione, una ‘via di uscita’, in definitiva un area politica come approdo sicuro e confortante. Tutto il resto anche in chiave elettorale conta poco o nulla. Si pensi alle dimissioni dell’ ex Presidente della Provincia Reguzzoni che hanno costretto al voto tutta una comunità a distanza di nemmeno un anno dalla incoronazione plebiscitaria del summenzionato, Ebbene questo fatto, di per sé grave e significativo, è stato totalmente ininfluente dal punto di vista elettorale. Che fare? La via federale. Certamente la nostra azione politica non è direttamente collegabile ai successi ed agli insuccessi della Lega Nord ma non può prescindere da un’analisi seria ed attenta anche di questi ‘movimenti’. Oggi noi partiamo da uno ‘zoccolo duro’ anche nella nostra provincia da definirsi come ‘consistente’. Forse però, più che al centro (un termine che politicamente non c’è più come ha dimostrato e ribadito anche quest’ ultimo girone elettorale) dobbiamo chiederci come mai non sfondiamo tra l’elettorato moderato o perché lo facciamo in misura assai modesta. Se non si raccoglie il consenso lì dobbiamo essere consapevoli che non si vince, si fa solo testimonianza politica e fatalmente il nostro destino rischia di essere quello della ‘minoranza continua’. Per noi oggi la questione seria deve essere quella del ‘che fare’. Quali strategie adottare? ( prima di mettere in campo iniziative politiche alla rinfusa) Cosa realizzare per invertire un trend o per, molto più semplicemente, accrescere il nostro appeal elettorale? C’è una questione che va posta subito con chiarezza ed è quella di come deve strutturarsi il nostro partito. Non può ovviamente bastare un grande PD nazionale, pieno di intenti e di idee innovative se non sarà in grado di sartorialmente declinare la sua presenza politica in un territorio che rivendica libertà di manovra ed autonomia politica proprio per la peculiarità e per la specificità dei problemi in essere. Non credo ci siano vie di uscita. La scelta praticabile se non vincolata, è quella di divenire un partito autenticamente federale. Ma attenzione: noi non possiamo né inseguire la Lega né prenderla in alcun modo come possibile modello. Per quale ragione un elettore dovrebbe votare per un PD proto leghista, per un partito “made in Taiwan” quando per lo stesso elettore è molto più semplice scegliere il modello autentico e originale? Appiattirsi sulla Lega è solo una scorciatoia pericolosa che ci relegherebbe ad essere subalterni in un costante ed infruttuoso ‘inseguimento a vuoto’. Senza poi considerare che sui contenuti, troppe e profonde sono le cose che ci differenziano. Non possiamo trasformarci quindi in una sorta di “Lega rossa e di sinistra”. La risposta non può nemmeno essere quella di divenire una sorta di DC Bavarese; non ne esistono le condizioni storiche, politiche e culturali. Non è il caso di cadere nel folclore! Certamente c’è bisogno, attraverso nuove forme strutturali ed organizzative, di stare sul nostro territorio coniugando la necessità di una grande forza politica popolare e riformista votata al cambiamento della società con le necessità che scaturiscono da un’ area geografica, più o meno grande, più o meno omogenea. E’ una sfida che il nostro partito deve raccogliere perché io credo siamo in grado, anche con questa attenzione assoluta e originale per la propria terra, di concretizzare quella profonda innovazione della quale ha bisogno il Paese. Questo è un terreno sul quale possiamo confrontarci con la Lega e con il centro destra, con il PDL (a questo proposito sconcertante, in provincia, l’accettazione da parte dei Berluscones locali di essere totalmente subalterni e schiacciati dalla Lega) perché qui ‘segnano il passo’ con le loro incertezze e titubanze, con la loro collocazione conservatrice e di retroguardia. Un messaggio elettorale può temporalmente funzionare ma non ha vita se pedissequamente propone un modello di società arcaica e al tempo stesso non in grado di progettare organicamente una crescita complessiva del Paese stesso. La politica, quella vera, in un contesto di globalizzazione inevitabile ed inarrestabile, non può sterilmente fermarsi in una sua logica ‘asfittica’, ‘circoscritta,’ limitata; non può avere, in sostanza, ‘il fiato corto’. Conclusioni Noi abbiamo un Partito nato da pochi mesi. Dobbiamo essere orgogliosi per il risultato ottenuto. Abbiamo altresì, per usare un termine un pò vecchio e superato, una ‘militanza’ fatta soprattutto di donne e di giovani, fatta per la maggior parte da gente che non ha mai avuto in tasca altra tessera di partito. E’ una cosa nuova nuova ed originale, unica nel panorama politico italiano, un patrimonio prezioso dal quale possiamo partite. Non sprechiamolo, sarebbe un ‘peccato mortale’. Dobbiamo intensificare la nostra presenza nelle città e soprattutto nei piccoli paesi in un atteggiamento di sensibilità e di reale ascolto dei cittadini e della gente senza per questo rinunciare alla nostra politica di rinnovamento e di profondo cambiamento che abbiamo introdotto con grande coraggio in questi ultimi mesi. Dobbiamo pensare ad un opposizione rigorosa, anche dura ma intelligente e costruttiva come avviene nei Paesi più avanzati ma io direi ‘normali’, dove prima vengono i problemi ed i bisogni della propria comunità, poi le divisioni che la politica legittimamente pone e che noi rivendichiamo e sempre rivendicheremo per arrivare ad una quanto mai necessaria, ed è questa la nostra piccola-grande presunzione, modernizzazione culturale, sociale e politica del nostro Paese. Commenti dei lettori: 1 commento
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