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Paolo Rossi   rossi_paolo@camera.it
inserito il 19/3/2008 alle 13:24

 

Legislatura 15º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 227 del 03/10/2007
 
Discussione delle mozioni nn. 135, 138, 144, 145 e 146 sul piano industriale di Alitalia con particolare riguardo all'aeroporto di Malpensa
 
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rossi Paolo. Ne ha facoltà.
ROSSI Paolo (Ulivo). Signor Presidente, è forse pleonastico e finanche inutile sottolineare la gravità della situazione che investe la compagnia di bandiera (io la chiamo ancora così). Siamo di fronte a un disagio che si protrae da tempo e fin troppo avvezzi a considerare Alitalia affetta da una malattia cronica, una sorta di perenne degente, tanto che il piano industriale per il triennio 2008-2010 suona come la campanella che annuncia l'ultimo giro, recitando - com'è noto ampiamente - linee guida che si traducono in misure atte a garantire la sopravvivenza e la transizione.
Non v'è alcun dubbio che non possa darsi transizione senza sopravvivenza, ma sarebbe miope in tal caso risolvere tutto in un tirare a campare che condurrebbe sicuramente al baratro. Problemi complessi esigono risposte complesse; anche i tagli alle spese e naturalmente gli eventuali sprechi, se non accompagnati da un progetto di ampio respiro, non costituiscono una risposta reale e duratura.
Non dobbiamo dimenticare che al destino di Alitalia è legato il destino di migliaia di lavoratori, dunque di famiglie, e che pertanto soluzioni radicali si ripercuoterebbero in maniera significativa. Ma dobbiamo anche cercare di uscire da una prospettiva di strumentalizzazione politica, e lo dico a qualche collega della maggioranza.
A far tempo da un anno, infatti, il futuro di Alitalia e il dualismo tra Malpensa e Fiumicino continuano ad infiammare il dibattito sia politico sia mediatico. L'ottimizzazione delle infrastrutture e dei servizi non si risolve dentro il paradigma di una contrapposizione Roma-Milano, che equivale nei temi e nei toni assunti da taluni in uno scontro Governo-opposizione.
Mi corre l'obbligo ricordare, anche se da parte di qualche collega del centro-destra ho sentito in Aula oggi valutazioni assolutamente equilibrate, che coloro che oggi si strappano le vesti circa la crisi della Compagnia e il suo possibile piano di risanamento sono gli stessi che l'hanno comunque guidata per un periodo di tempo non irrilevante; non mi pare che sia stato fatto granché o che siano stati affrontati i nodi che sono poi venuti al pettine. È troppo facile oggi dare la croce addosso solo al Governo, come se il disegno sotteso a detta sopravvivenza e transizione si riducesse ad un incremento e alla valorizzazione di Fiumicino a scapito di Malpensa.
Tuttavia, il problema c'è ed è reale; è inutile negarlo. Può darsi che alcune valutazioni mosse alla nascita del nuovo hub, pensato come infrastruttura eminentemente europea, con particolare riferimento al traffico merci e passeggeri del Sud Europa, si siano rivelate solo parzialmente efficaci. Tuttavia, è pur vero che, a fronte dei dati di cui siamo in possesso e malgrado i problemi infrastrutturali, solo in parte risolti (penso, per esempio, alla rete stradale e ferroviaria), Malpensa ha registrato un significativo tasso di crescita in Europa che, salvo errore, risulta essere il più alto in assoluto con il suo 25 per cento.
Mi domando se non sia un errore smantellare, anche se solo in parte, una intrapresa di questa entità, una struttura che ha comunque inanellato, e sarebbe sciocco negarlo, solo nell'anno solare 2007, una serie importante di risultati e riconoscimenti. Mi domando altresì se non sia opportuno, prima che necessario, favorire una serie di misure che garantiscano una continuità di crescita e l'acquisita competitività di Malpensa nel più ampio quadro del sistema aeroportuale italiano. Potare radicalmente una pianta equivale ad abbatterla; è chiaro che operare in una diversa direzione comporti un prezzo e che sia imprescindibile perseguire un modello aziendale più duttile, al passo con i tempi e con la concorrenza del mercato.
L'avvenuta mancanza di una risposta chiara rispetto al primo bando di gara per la cessione del pacchetto azionario pubblico, che si è concluso senza esito, fa riflettere; forse possiamo cercare delle soluzioni interne di investimento e di rilancio. Non suoni come un discorso di parte perché non siamo in presenza di una questione settentrionale che ci si limita ad evocare e sventolare come una clava per denunciare le inadempienze dell'Esecutivo.
Obiettivamente, occorre, una volta di più e in senso generale, manifestare anche in questa circostanza attenzione e, soprattutto, maggiore e concreta sensibilità nei confronti della parte trainante, dal punto di vista produttivo ed economico del Paese, non in una logica di sterile e anacronistica rivendicazione strettamente territoriale - oggi qualcuno ha detto campanilistica - ma in una prospettiva razionale che sappia valorizzare intelligentemente aspirazioni ed oggettive potenzialità nell'interesse più ampio di tutta la comunità nazionale.
Sulla questione Alitalia le responsabilità sono molte e le domande cui non si è stati in grado di rispondere affondano ormai nel passato; migliorare Malpensa, la sua forza-lavoro e le sue potenzialità, significa valorizzare, non solo un'area nevralgica della piccola, media e grande impresa e dei suoi occupati, ma l'Italia nel suo complesso: una via, dunque, non semplicemente consigliabile, ma necessaria e in qualche misura vincolata.
 
Categoria: Malpensa
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