Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 2/8/2010 alle 07:30

Un amico argentino, Luis Tagliaferro, perseguitato dai militari ai tempi della dittatura, mi ha accompagnato in una visita a Buenos Aires. Ho avuto modo di visitare con lui il Centro dell’immigrazione italiana in Argentina, dove, con una disponibilità straordinaria degli impiegati a interrogare gli archivi informatizzati, mi sono messo  a cercare notizie che dessero conto del fenomeno dell’immigrazione italiana del scolo scorso in modo dettagliato e preciso. Essendoci la possibilità di effettuare ricerche nominative, non ho resistito alla tentazione. Gli Agostinelli sbarcati a Buenos Aires tra il 1882 e il 1920 furono 86. Con scrupolo di documentazione, il Centro de Estudios Latino Americanos diretto da Luigi Favero, conta in 1 milione 200 mila gli italiani e le italiane che in quel periodo sbarcarono nel porto della capitale argentina. Pur tra le faticose, e a volte drammatiche condizioni di vita, quei nostri connazionali, spinti dal bisogno lasciarono terra, famiglie, tradizioni, affetti e riuscirono a inserirsi nella società argentina fino a contribuire al suo sviluppo. Dobbiamo un ringraziamento ai governi argentini dell’epoca per non aver varato leggi di respingimento. A ringraziarli anche le 245 persone che col cognome Bossi sbarcarono a Buenos Aires in quegli anni e i 155 Maroni. Ce lo riferiscono le liste di sbarco. Un monito e una dolorosa riflessione per l’incredibile involuzione civile degli italiani e dei varesini che mi leggono e che danno per normale quanto sta oggi accadendo nell’indifferenza dei nipoti degli emigranti di allora.

Con questa nota sospendo il blog per qualche settimana, augurando a tutti i lettori vacanze serene.

Commenti dei lettori: 2 commenti -
Sig Agostinelli, io le ferie non le posso fare ma Lei le faccia con il pensiero per tutti coloro che non le posono fare, come sempre le parole sono parole e non seguono i fatti, sia sereno se pu˛!! Al suo blog posso solo dire che coloro, ed erano tanti che emigravano Ŕ hanno sempre portato la capacitÓ di lavorare e insegnato come si lavora. E' un argomento che non dovrebbe nemmeno mettere in discussione, forse non ha mai lavorato all'estero, basterebbe la Svizzera, io ho giÓ dato al Belgio
Scritto da Oreste il 2/8/2010 alle 09:13
Grazie per questa riflessione. L'arroganza a volte viene dalla rimozione e dal sentimento di rigetto di quel che si Ŕ stati in passato. Allora ci si rivale mostrando una forza muscolare invece di essere orgogliosi di aver risalito la china della miseria con operositÓ, onestÓ e solidarietÓ. Come fa qui da noi la maggioranza di emigrati che non vogliamo vedere.
Scritto da Marianna il 2/8/2010 alle 09:25
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