Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 9/1/2010 alle 12:27

 

 La rivolta di Rosarno ricorda assai di più cronache dell’Alabama o immagini da apartheid sudafricano che non un reportage dell’Italia dei nostri giorni, su cui reagiamo con l’impulso di chiudere gli occhi. Soprattutto dalle nostre parti, dove la xenofobia montante e il mercato elettorale hanno fatto crescere l’irresponsabilità e impedito di risalire alle categorie dello sfruttamento e della schiavitù per interpretare un livello di violenza che, comunque, non si deve mai tollerare, da qualunque parte provenga. Rosarno mette in luce innanzitutto che in questo paese la tolleranza c’è per il lavoro schiavistico, per i salari da fame, per le mafie e le camorre che costringono 2500 neri a stare in ghetti invivibili. La loro reazione è da condannare, ma come si fa a limitarsi a questo e a non vedere che sono la civiltà e l’umanità ad essere sconfitti ancor prima degli incidenti terribili che lacereranno ancor più irreversibilmente quei territori? Per i produttori del posto la clandestinità è manna che piove dal cielo. Per quanto possa sembrare paradossale, il contratto di settore per la provincia di Reggio Calabria prevederebbe, per una giornata una paga di soli 32 euro, che arrivano, considerando i contributi a 40. Ma la criminalità organizzata (il Consiglio Comunale di Rosarno è stato sciolto per questo) ha sempre impedito la nascita di cooperative di raccoglitori ed ha imposto 25 euro di paga senza contributi e così i fantasmi restano nel girone dei fantasmi per una questione di quindici euro al giorno! Don Ciotti, il presidente di Libera, ricorda la vicinanza dei suoi ragazzi al problema sociale di quelle zone e l’attività della Charitas e della Cgil, ma – si chiede – “dove è lo stato e perché non si libera il territorio dalla criminalità che comanda anche contro la società civile ed esercita il massimo di violenza e intimidazione sull’ultimo livello del racket?” Io penso che una cosa vada detta forte: sui diritti fondamentali non si transige, se non al prezzo di una irrimediabile degradazione della vita sociale, che mette in discussione anche la sicurezza. Qui le ricette del governo di Berlusconi e Lega hanno davvero fallito: il ministro Sacconi ha lavorato per indebolire i sindacati e la loro capacità di integrare anche gli immigrati sotto le bandiere non violente dei diritti universali; il ministro Tremonti ha dato un colpo duro al sequestro dei beni delle mafie che possono essere ricomprati all’asta dagli stessi espropriati e ha coperto il riciclaggio con lo scudo fiscale; il ministro Maroni, ben noto qui da noi,dice che è tutta colpa della tolleranza, eppure da due anni smantella campi nomadi, scheda Rom e Sinti, respinge i migranti in alto mare, istituisce il reato di clandestinità e le ronde e, come dice Bersani, applica intransigentemente né più né meno che la sua legge Bossi-Fini. La linea politica di un governo che reprime, espelle, esclude, soffia sul fuoco per riscuotere premi elettorali, togliendo le briglie ai cavalli pazzi di turno – da Salvini a Borghezio così amati dalle TV locali della Padania – ci sta mettendo di fronte a tragedie che sarebbe bene prendere in considerazione con la testa anziché con la pancia e con la politica anziché la demagogia. Rosarno non è una questione solo del profondo Sud: è un avvertimento ad una umanità che deve ritrovare soluzioni universali e non violente al suo futuro, poiché l’esclusione è una illusione che richiama violenza e dura poco.
Categoria: Sanit, Persone
Commenti dei lettori: 10 commenti -
Il vero motivo di questa caccia all'uomo in Calabria sembra essere la mancanza di lavoro nella raccolta della frutta e verdura.. E allora cosa c' di meglio che spingerli altrove con l'aiuto ipocrita dello stato che da una parte reprime e dall'altra chiude un occhio sul business ortofrutticolo gestito dalla malavita.. Che schifo, mi vergogno del mio Paese!
Scritto da curzio rosso il 9/1/2010 alle 12:17
Roberto Saviano, lo scrittore, dice che gli immigrati che non hanno niente da perdere, sono gli unici a combattere la mafia. Spero che non sia cos, perch allora saremmo alla disperazione. Certo che attribuire tutto alla tolleranza buonista come fa Maroni da irresponsabile, come se lui non fosse il ministro di una Italia che non deve nascondere i problemi e nemmeno utilizzarli a fini elettorali
Scritto da Luciano Piccolo il 9/1/2010 alle 13:00
che tristezza, da bambino( nato li vicino) si pensava che nel giro di due/tre generazioni anche la Calabria avrebbe sconfitto la mafia, quelle generazioni sono passate.. ma nulla mutato in quelle zone.. anzi peggiorata la situazione, la rassegnazione sovrana, lo stato sempre pi assente, a comandare i soliti noti,gente di calabria quando alzeremo la testa per reagire?? gli immigrati stranieri non sono nemici, ma uguali ai nostri immigrati sparsi in tutto il mondo,ce ne siamo dimenticati ?
Scritto da franco zanellati il 9/1/2010 alle 13:08
Questa volta tanto di cappello alla posizione della CEI che ha stigmatizzato le condizioni inumane e di sfruttamento indegne di qualsiasi persona. Il Vangelo continua ad ispirare i giudizi anche in un mondo cos difficile!
Scritto da Giustina Canziani il 9/1/2010 alle 17:37
@ Curzio rosso. Hai grandi ragioni, ma non vergognarti perch, prima o dopo, la giustizia e l'umanesimo escono sempre vincenti. Soprattutto in questa epocale trasformazione della nostra societ, del mondo stesso che diventato villaggio globale, sconvolgendoci e coinvolgendoci. E' questione di tempo. In mezzo c' tutta la buona volont delle persone giuste ed oneste. E' progresso. Non utopia.
Scritto da Legnanesi e Bustocchi il 9/1/2010 alle 18:20
Ma la protezione civile non avrebbe potuto ristrutturare e mettere in sicurezza gli edifici e le ex fabbriche dove si sono viste alla televisione le condizioni bestiali in cui vivevano gli immigrati? Come nei casi di mafia nessuno aveva visto niente?
Scritto da Alessio il 10/1/2010 alle 12:31
@ Alessio. Utopia. Il degrado materiale di luoghi dismessi e fatiscenti, occupati da esseri umani, il degrado sociale, politico, morale di tutti noi che esprimiamo e declamiamo proclami. E' l'uomo che sconfitto. Sia quello che costretto a dover subire, sia quello che in condizioni di poter fare e non fa. Questa l'utopia. Non solo da noi ma dovunque c' l'uomo che non vuol vedere n sapere.
Scritto da Idealisti delusi e disillusi il 10/1/2010 alle 16:04
"Immagino che ci governa debba prima o poi fare il conto con la storia, una guerra tra poveri che richiama alla mente "Cristo si fermato ad Eboli" del Silone e altra letteratura del meridione."Immagino che ci governa debba prima o poi fare il conto con la storia, una guerra tra poveri che richiama alla mente "Cristo si fermato ad Eboli" del Silone e altra letteratura del meridione. Speriamo di uscire presto da questo periodo oscuro"
Scritto da Azione Anziani il 10/1/2010 alle 16:42
Ma solo in Italia possono avvenire certi avvenimenti sconvolgenti che vedono coinvolti tante persone? Quali cause determinano queste tristi vicende sociali? Perch si arriva a tanto? La domanda sempre una: negli altri Stati europei (Svizzera, Germania, Francia, Spagna...) e non, perch questo non succede o non si arriva mai a tale degrado? Possibile che sempre in Italia si verifichino tali emergenze?
Scritto da Robeco sul Naviglio il 10/1/2010 alle 17:11
"Possiamo anche dire che abbiamo sbagliato, che i miei fratelli bianchi e neri hanno sbagliato; ma lo dobbiamo dire sempre, non solo quando qualcuno ci sfascia la macchina. Lo dobbiamo sostenere con forza anche quando altri fanno delle cose ancora pi gravi, cose terribili. Dobbiamo avere il coraggio di gridare e denunziare" (Don Pino Varr, parroco di Rosarno) /tratto da sito Internet/
Scritto da Contributo al tema del post il 12/1/2010 alle 13:05
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