Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 23/2/2010 alle 07:58

Traggo queste note da chiacchierate e confidenze di dipendenti pubblici.

1. La vera emergenza non tira. Parlo con alcuni lavoratori della protezione civile. Tutti professionalmente preparati e che, nella costruzione del sistema di protezione (prima di Bertolaso) ci avevano veramente messo testa e cuore. Gente avvezza a terremoti e frane e alla prevenzione, meno a curare l’organizzazione dei mondiali di ciclismo. Tutti messi da parte, emarginati, lasciati a far nulla, spesso sostituiti con consulenti esterni. Così, quelli che ancora vorrebbero concentrarsi sulle emergenze vere, che magari considerano ancora essenziale lo studio delle attività sismiche ed eruttive, non trovano più posto in una protezione civile che si militarizza e che lavora su business facili da prevedere, pianificare e gestire, dai citati mondiali di ciclismo (per Maroni, a Varese, e come non ricordare, nelle riprese RAI, gli striscioni leghisti in primo piano!), al giubileo di Rutelli, ai mondiali di nuoto per gli amici del Salaria Sport Village.
2. Fare protezione civile a spese di tutto il resto dell’amministrazione. Uno sconfortato dirigente pubblico sull’orlo della crisi di nervi, gestisce un’unità non grande, continuamente falcidiata da Bertolaso, che si porta via chi vuole e quando vuole. Sì, perché la legge concede alla protezione civile di prendersi dalle altre amministrazioni chiunque, senza possibilità di dire no. Solo che qui non si tratta di trovare rapidissimamente gente da mandare ad aiutare sfollati o terremotati, per la durata dell’emergenza, per poi farli rientrare nei ranghi. Vengo a sapere che il più delle volte la chiamata alla protezione civile viene giustificata sulla base di emergenze verificatesi quattro, cinque anni prima, dove vengono proiettati normali funzionari, senza specifiche competenze in materia di protezione civile, ma con due caratteristiche: o svegli, o raccomandati, che ricevono circa 300 euro al mese netti in più rispetto alle altre amministrazioni. Così la protezione civile si fa bella a spese delle altre amministrazioni, che vedono partire i più attivi e aprirsi voragini nell’ordinaria amministrazione, che non possono essere più colmate, stante il blocco delle assunzioni.
3. Due miliardi per l’Abruzzo. Spesi: zero. Un sindacalista abruzzese mi fa parlare con responsabili della previdenza che mi fanno scoprire un tesoretto per la ricostruzione, ad oggi quasi due miliardi, dei quali 800 milioni disponibili fin dall’aprile scorso, dei quali nulla è stato ancora speso. Abbiamo sotto gli occhi le immagini della città di L’Aquila ormai abbandonata, senza che i lavori di ricostruzione siano neanche iniziati. Eppure il decreto legge 28 aprile 2009 (quello sull’Abruzzo) prevedeva, all’articolo 14, che per il quadriennio 2009-2012 il 7% dei fondi disponibili degli enti previdenziali (INPS, INAIL, INPDAP). Già dal 28 aprile poteva dunque essere speso già un miliardo. Non risulta che un euro sia stato speso, né un progetto avviato. Sono dunque oggi disponibili le quote 2009-2010, per un ammontare di quasi 2 miliardi che dovrebbero riguardare “interventi di ricostruzione e riparazione di immobili” nei comuni terremotati dell’Abruzzo. E se i ritardi (la paralisi, meglio dire) della ricostruzione desse occasione a qualcuno ben informato di rastrellare macerie nel centro di L’Aquila, per poi venderle a caro prezzo al costituendo fondo immobiliare dell’INAIL, con lavori di ricostruzione appaltati poi in emergenza e senza gara a qualche impresa del giro?
Categoria: Economia
Commenti dei lettori: 1 commento -
La politica masmediatica e certe scelte politiche ha fatto si che la protezione civile sia diventata un qualcosa di "parte" e che la sua buona capacitÓ di intervento sia stato merito esclusivo di Bertolaso. io ho fatto il volontario in irpinia insieme ad altre migliaia di volontari. In italia la protezione civile Ŕ sempre stata di "tutti", ora purtroppo sembra che sia diventata di berlusconi e vari gruppi d'affari. In italia riusciamo a rovinare anche qul poco di buono che costruiamo. Robine
Scritto da robinews il 23/2/2010 alle 10:43
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