Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 22/11/2010 alle 00:40

Qui sotto, una corrispondenza di una amica - Anna Pizzo - appena tornata da L'Aquila, dove si è svolta una grandissima manifestazione sotto una pioggia incessante.

 

“Ho in mente  lungo serpentone che si è arrampicato nel centro storico per lo più composto di cittadini di ogni età che vorrebbero non restare congelati alle 3:32 di quel giorno maledetto, ma che invece hanno ancora una volta dovuto rivivere tutto: i lutti, la paura, la disperazione, la vecchia e la nuova povertà che li ha colpiti, le promesse, gli abbandoni, le perdite, le loro case scippate, la derisione, i giochi politici, gli affari sporchi. Qualcuno da allora non c'era più tornato, deportato lontano o vicino, poco importa, ma ormai straniero nella propria terra. Lo si leggeva nei loro occhi umidi, nelle parole orgogliose e disperate. Con gli abruzzesi c'erano anche i vicentini e quelli di Terzigno e i No Ponte calabresi e siciliani e i napoletani della "monnezza" e i no Tav della Val di Susa e tanti altri. C'era mezza Italia, quella che sta sotto, che nessuno vede se non quando esplode (o implode) e poi di nuovo torna invisibile. Su per la salita, fino al Duomo, non più simbolo di una storia sontuosa e nobile ma di una terribile assenza. Ancora l'hanno chiesto, negli slogan, non più al governo che hanno cancellato perché li ha derisi e ha calpestato la loro dignità ma ai sindaci: di stare dallo loro parte, di rappresentarli. Ma, soprattutto, hanno deciso che il tempo in cui si poteva aspettare i tempi della politica si è definitivamente consumato: oggi c'è solo quello che nasce dalla loro forza e dalle loro idee. Ed è per questo che da oggi i cittadini raccolgono le firme per la presentazione di una legge di iniziativa popolare per la ricostruzione. Che finalmente torna ad essere non una oscena parola consumata dalle logiche spartitorie, dal bilancino dei pesi politici e dalla bulimia degli interessi privati ma ha riacquistato il suo senso originario: quello della speranza e dell'orgoglio di quel luogo che è il loro”.

 

Commenti dei lettori: 2 commenti -
condivido il fatto che il tempo della Politica sembra ormai finito! Ŕ il tempo di ripensare il modo e i modi di vivere in societÓ e di rispettare le persone, in questo caso terremotati che hanno perso tutto e che sono stati abbandonati a loro stessi.
Scritto da Maurizio Pagani il 22/11/2010 alle 12:35
I terremotati dell'Aquila sono ormai il simbolo di quanto il declino della politica consista nella preoccupazione dei leaders soltanto di apparire e di mantenere i voti ricevuti a qualsiasi costo, senza nessuna verifica del loro contributo alla soluzione reale dei problemi e all'avanzamento del bene comune. In questo senso Berlusconi e la sua corte - Bossi compreso - hanno rappresentato il peggio.
Scritto da Saronnese deluso il 22/11/2010 alle 13:00
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