Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 4/12/2010 alle 08:42

Un anno è passato dal vertice ONU sul Clima di Copenhagen, quando si consumò uno strappo che finora solo in parte è stato possibile ricucire. Da allora l'irrigidimento delle posizioni di Stati Uniti e Cina ha di fatto condizionato ogni possibile passo in avanti. Ormai da settimane i media internazionali ci preannunciano un risultato di basso profilo. Washington - a maggior ragione dopo la batosta elettorale subita da Obama alle elezioni di mid-term - si presenterà con un pacchetto di proposte  leggerissime, come quelle già lanciate a Copenhagen di una riduzione del 17% delle emissioni dai livelli del 2005 entro il 2020.

Ad oggi  dei 30 miliardi di dollari annunciati a Copenhagen per il periodo 2010-2012 solo 3 sono stati effettivamente stanziati per programmi di adattamento, e circa 5 per la protezione delle foreste. Per avere un’idea delle proporzioni, si calcola che dal 2012 siano necessari per lo meno100 miliardi di dollari l’anno. Cifre che a fronte delle spese militari globali sembrano quasi irrisorie: solo in Italia per l’acquisto di un centinaio di cacciabombardieri F35 si brucerebbero una decina di miliardi di euro mentre la spesa militare globale viaggia intorno al trilione e passa di dollari.  Il dossier “foreste” potrebbe essere l'unico possibile passo in avanti a Cancun. Si tratta di stanziamenti per la riforestazione nei paesi in via di sviluppo sostenuti anche dallo scambio tra permessi di emissione dei paesi industrializzati e compensazioni in piantumazioni all’estero. Certo è che senza un riconoscimento della centralità della tutela della biodiversità si rischia di sostenere la sostituzione di foreste vergini in piantagioni, magari di biocombustibile, senza un vincolo sui  diritti umani e dei popoli indigeni, scatenando una corsa all'oro verde ed alle terre indigene da parte di governi ed imprese. Fino a qualche settimana fa si ipotizzava che Cancun potesse produrre una serie di decisioni per azioni concrete, ma ora tutto rischia di essere svuotato, con un duro colpo alla tenuta delle Nazioni Unite e del multilateralismo già duramente messo a dura prova un anno fa  nella capitale danese.

 

Commenti dei lettori: 3 commenti -
Mi chiedo se servano ancora questi vertici dove la politica non ha pi¨ vo e e solo le lobby economiche decidono veramente per la salute e il futuro delle persone. Chi veramente manovra questi incontri internazionali? Chi detta le regole e decide fin dove si pu˛ arrivare?
Scritto da Alberto Giusti il 4/12/2010 alle 12:46
Impresionante che la spesa per armamenti sia di ordini di grandezza superiore alle necessitÓ per fermare l'aumento di temperatura del pianeta!
Scritto da Enrico Cattoni il 4/12/2010 alle 17:09
Lei Ŕ troppo pessimista. In ogni epoca c'Ŕ uno spauracchio (oggi il clima) che poi l'umanitÓ supera con le sue tecnologie e la natura con la sua capacitÓ di trasformarsi e assorbire i cambiamenti che subisce.
Scritto da Alessandro il 4/12/2010 alle 17:12
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