Un grafico al giorno leva lo spread di torno
Mario Agostinelli   agostinelli.mario@gmail.com
inserito il 18/2/2009 alle 13:36

La parabola di Veltroni sembra conclusa. Sarebbe un grave errore concluderla nella logica del capro espiatorio: è una strategia ben oltre il capo che si è rivelata fallimentare e ad essa ha creduto tutto il gruppo dirigente del PD, che già in Lombardia aveva anticipato la sciocchezza del “corrrere da solo”, rincorrendo Lega e Formigoni e dissolvendo di un sol colpo l’Unione e minando una opposizione efficace in Consiglio. Veltroni ha avuto l’appoggio di tutti gli opinionisti della stampa, che ora lo abbandona ingrata. E’ una idea della rappresentanza politica che si decide nei palazzi e coi poteri forti, neutra alla società e schierata col potere, che arriva al capolinea. La crisi terribile che abbiamo davanti e che Berlusconi continua a dissimulare è il terreno su cui riconnettere politica e società, facendo emergere i contenuti e facendo giustizia sui contenitori inventati ad ogni tornata da apparati preoccupati di mantenere le loro poltrone. Anche per la sinistra c’è una lezione da trarre. Andare da soli è, in fondo, rispondere con le ricette del passato a domande diverse e nuove che non si vogliono ascoltare. L’unità della sinistra è nelle cose, ben oltre i simboli del passato, buoni per arrivare a percentuali elettorali insignificanti, ma non per ridare speranze ad un popolo deluso e silente. E’ tempo che la politica riprenda la sua funzione di organizzazione della domanda sociale e di indicazione di un futuro desiderabile, senza schiacciarsi sul presente e sulle paure sparse a piene mani dalla destra. Con la crisi profonda del PD il grande problema che tutti noi abbiamo di fronte e che dobbiamo affrontare non è quello della proliferazione di scontate aggregazioni al centro e soprattutto a sinistra e della loro recinzione: è altro. E’ quello di come tutti noi, sinistre politiche e sinistre di movimento, ci attrezziamo per presentarci ad un appuntamento che non è retorico chiamare con la storia: la crisi della prospettiva del PD e la sua possibile implosione, con le rovine che potrebbe lasciare in eredità alla democrazia, alla politica e soprattutto nel senso comune di un “popolo di sinistra o semplicemente democratico” che l’ha sempre seguito nelle sue tante derive e che oggi si ritrova sbalestrato e senza prospettiva alcuna. Per errori imperdonabili, non è solo una ipotesi politica che frana, ma un’epoca che si chiude: il dopoguerra, se non l’intero 900. Si conclude il formidabile e straordinario tragitto del PCI, non nella storia, ma nell’attualità politica italiana e con esso la vicenda dei partiti che nel bene e nel male hanno fatto l’Italia. La dimensione del problema è questa e la sinistra può rinascere in modo duraturo e non residuale solo se ne tiene conto e abbandona pratiche autoreferenziali che non parlano in particolare alle nuove generazioni.

Categoria: Idee e proposte
Commenti dei lettori: 1 commento -
Io ne capisco poco, di politica, ma spero che la lezione sia servita: il pds, nella sua costante sudditanza a quei quattro gatti cattolici, e di riflesso alla religione, ha rinnegato quel briciolo di "qualcosa di sinistra", per non parlare poi della laicitÓ. Hanno formato un unico partito che ha collezionato una serie irripetibile di fallimenti, Veltroni compreso: Ŕ un contenitore vuoto, che esteriormente vorrebbe imitare i democratici USA.
Scritto da Silvano Madasi il 18/2/2009 alle 23:20
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