Politica, istituzioni e territorio. Dialogo oltre i partiti
Giuseppe Adamoli   adamoli1@alice.it
inserito il 24/5/2013 alle 09:05


Gridavamo “Allah è grande”  subito dopo aver tagliato la testa a un soldato inglese che faceva ritorno alla caserma. La foto di uno dei Killer (nato in Gran Bretagna) con le mani insanguinate e con la mannaia in mano ha inorridito qualsiasi persona normale.
Se sono terroristi isolati o organizzati ce lo diranno gli inquirenti.
A Londra si respira un’atmosfera cosmopolita, è la culla del politically correct, è bello viverci. E’ la metropoli più multirazziale e multiculturale fra le grandi città europee.
I musulmani sono stati accolti bene come tutti: nella City, nei luoghi di lavoro e nelle scuole. Far risalire i fatti di odio religioso, non rarissimi, alla grande apertura culturale e sociale di Londra è un grave errore, come  dicono molti conoscitori di quel grande Paese.
La realtà multirazziale è un fatto storico dovuto alle migrazioni sempre esistite e crescenti da alcuni decenni. Volerla eliminare o anche solo ridurla ai minimi termini è come parare una valanga a mani nude.
Il rispetto per tutte le religioni è sacrosanto ma il fanatismo religioso in piccolissime dosi esiste ovunque.  E’ imperativo praticare la “tolleranza zero” verso ogni violenza con questa matrice anche se e quando appare di leggera entità.
Sarò poco “progressista”, ma questo è il mio sentimento in questo momento.

(Settimana prossima il blog sarà sospeso per alcuni giorni)
 

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inserito il 22/5/2013 alle 09:55

Il Pd fino a pochissimo tempo fa era in fiamme. Nell’ordine: Franco Marini bruciato, Romano Prodi bruciato, Pierluigi Bersani bruciato come segretario e come candidato premier.
Ora le fiamme si stanno spegnendo e Gugliemo Epifani può fare un buon lavoro. Moltissimo dipenderà però dai risultati concreti che otterrà il governo Letta nei primi 5/6 mesi. Se saranno insufficienti l’incendio divamperà ancora.
Assolutamente cruciale sarà il prossimo congresso, straordinario sotto mille aspetti.
Dovrà essere trasparente e aperto anche agli elettori. Ma non basta. E’ indispensabile che scendano in campo gli uomini migliori con proposte nette e alternative se si vuole ritrovare una forte sintonia con il Paese.
Con una premessa. E’ da difendere lo spirito della “contaminazione delle culture” confluite nel Pd ma è da condannare la logica della spartizione del potere fra le varie tradizioni come modalità di convivenza .  
Quali progetti  e quali strategie? Non c’è più la Ditta da tutelare, concetto che oggi trasmetterebbe un fastidioso senso di angustia. Via la paura del nemico a sinistra, il zig zag del dopo elezioni, le polemiche astratte sulla socialdemocrazia.
C’è uno spazio da riconquistare come Pd senza badare troppo alle alleanze. Basta con la parola magica del cambiamento se non si spiega di che cosa si tratta, se non si dice che non può essere soltanto generazionale ma di mentalità, di classe dirigente, di meritocrazia, di approccio concreto ai problemi.
Oggi non si può dichiarare “al centro il lavoro” se non si aggiunge “ al centro l’impresa”, se non si equiparano nella considerazione e nella stima sociale lavoratori, imprenditori piccoli e medi, professionisti. Solo la rendita e la finanza d’avventura non possono entrare fra i soggetti rappresentati da una sinistra moderna.
Si invoca per il Pd una nuova “forma di partito”. Ma c’è una domanda preliminare. Mantenere unite o separare le figure del leader del Pd e del candidato premier? Si sta marciando verso due figure diverse.
Teorizzare questa opzione cambiando in via permanente lo Statuto, mi sembra una mossa azzardata. Se ne discuta apertamente e decida il congresso.
In questo momento,  la crisi dell’impianto istituzionale deve far parte della nostra riflessione. Chi è a favore e chi è contro l’intangibilità della Costituzione? Io sono per cambiarla nella seconda parte. Non basta dire: una sola Camera e il dimezzamento dei parlamentari. Non troverete nessuno che a parole sia contrario, però non si procede.
Il Senato delle Autonomie ha senso se si vuole il sistema istituzionale basato su Regioni e su Comuni forti con l’abolizione totale delle Province, come non si sé fatto l’anno scorso per volontà dei partiti (Pd in testa), salvo poi addebitare ingiustamente l’aborto della riforma all’Esecutivo Monti. E’ davvero questa la strada come spero?
Sullo sfondo si staglia la domanda ormai ineludibile. Conservare questa forma di governo con un rafforzamento del premierato o puntare sul sistema semi-presidenziale francese? Da qui discende la scelta finale sul sistema elettorale di tipo tedesco o di tipo francese.
Sono soltanto alcuni dei nodi che i candidati alla leadership dovrebbero tagliare con la spada prima delle eventuali elezioni anticipate. Per non vedere ancora Berlusconi a Palazzo Chigi, o Grillo al 30% e oltre.

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inserito il 20/5/2013 alle 10:40

 
Settimana scorsa i giornali hanno parlato (link a La Provincia) del “piano” di Fabio Rizzi (Lega), presidente commissione Sanità in Regione, per l’assetto degli ospedali in provincia di Varese.
Qualche luce, parecchie ombre. Tra le prime il proposito di rafforzare la medicina sul territorio. Tra le seconde anche il linguaggio dispotico  usato da Rizzi: “Abbiamo trasferito due medici da Varese a Luino...”  Non scherziamo il presidente della commissione non trasferisce proprio un bel niente. Queste decisioni appartengono all’amministrazione dell’azienda ospedaliera di Varese.  
Altra perla: “Luino è il mio ospedale, ritengo che debba essere potenziato”. Spero che sia un’ imprecisione involontaria. In caso contrario il “mio” cadrebbe nel ridicolo.
Vengo al merito toccando solo alcuni problemi. Ritengo giusta un’Azienda ospedaliera unica fra Busto e Gallarate che però mantenga operanti  i due ospedali. Sono sempre stato contrario a costruire un nuovo ospedale al posto dei due attuali bene funzionanti.
Sarebbe una spesa enorme e non giustificata. Le due strutture nel loro complesso sono tutt’altro che obsolete e avrebbero ancora un capacità espansiva per qualche allargamento che si ritenesse utile.
Il ridimensionamento dell’ospedale di  Tradate lo ritengo un grave errore. Ha un bacino di utenza largo e importante. Semmai mi chiedo se debba continuare a far parte dell’Azienda di Busto, nel caso di un accorpamento con Gallarate (che comprende anche Saronno), o se non debba essere trasferito nell’Azienda di Varese.
A proposito di Varese è curioso che non si dica una sola parola sull’ospedale della donna e del bambino Filippo Del Ponte dopo le polemiche dei mesi scorsi. Alla Regione spetta la parola decisiva sia per il finanziamento dell’intera opera sia per la funzione extra cittadina ed extra provinciale che ne motiverebbe la completa ristrutturazione con l’ampliamento previsto. E’ anche da risolvere una volta per tutte l’incertezza sulla struttura riabilitativa di Cuasso al Monte.
Per quanto riguarda  Luino e Cittiglio concordo sul fatto che uno dei due debba essere rafforzato e l’altro destinato ad  “altre funzioni”, come dice Rizzi, ma mi domando quale dei due. A questo riguardo sarebbe il caso (diversamente da Busto e Gallarate) di parlare di un nuovo ospedale più moderno, capiente e baricentrico rispetto al territorio molto ampio di loro competenza.  Se n’era parlato molto in passato e forse è il caso di riprendere la discussione.
Naturalmente queste impostazioni  progettuali andrebbero discusse con i rappresentanti territoriali (sanitari, sindaci, organizzazioni sociali, cittadini). La ricerca del consenso possibile è un imperativo in una materia così delicata e coinvolgente.
Ultima considerazione. Ogni e qualsiasi piano sanitario dovrebbe occuparsi  delle cure per sub e post acuti. Vale a dire servizi a favore delle persone dimesse dall’ospedale e che a casa non possono ricevere adeguatamente l’assistenza necessaria.
 

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inserito il 19/5/2013 alle 09:28

  
Stasera giochiamo a Siena la partita più importante dell’anno per il terzo posto e l’accesso alla Champions. Quasi un miracolo dopo aver rasato al suolo la squadra dell’anno scorso. Merito soprattutto di Massimiliano Allegri. 
Ma Silvio Berlusconi  con il suo allenatore si è messo a fare da un bel po’ di tempo  il pubblico accusatore con durissime requisitorie. 
Altro che Ilda Bocassini. Se a Milano ci fosse un  tribunale del calcio occuperei  la scalinata per protestare contro la Giustizia ingiusta.

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inserito il 16/5/2013 alle 11:55


I giornali negli ultimi giorni danno conto della volontà di Matteo Renzi di lanciare Sergio Chiamparino come candidato segretario del Pd al prossimo congresso di ottobre.
Non lo ritengo ancora un fatto scontato ma è opportuno riflettere su questa proposta in attesa che si delineino altre candidature (Cuperlo, Barca, Civati).
Chiamparino è stato un buonissimo sindaco di Torino e viene da un’esperienza sociale e politica molto importante in una delle città e regioni  più operaie che hanno conosciuto ciclo di evoluzione sociale estremamente interessante.
E’ stato vicinissimo al primo Veltroni (lo è ancora), quello del Lingotto, che aveva immaginato una linea molto innovativa e suggestiva per il Pd e per il centrosinistra. Chiamparino è persona in grado di scompaginare le correnti e correntine esistenti nonché l’attuale assetto dirigente mescolando di più le antiche provenienze.
Ma Renzi ha un’altra forza dirompente che servirebbe al Pd per mettere in moto un processo profondamente rinnovatore e chiamare in campo altri candidati forti e competitivi.
Un confronto duro, ma su contenuti, strategie, rigenerazione etica, tra l’area che lo ha sostenuto alle primarie e quella cosiddetta di “sinistra” sarebbe essenziale per qualificare la prospettiva del partito rifuggendo da una pericolosa tentazione soltanto generazionale.
Se l’identità è forte aver paura di questi confronti è fuori luogo. Torno a dire che mi piacerebbe che a questo confronto di piattaforme politiche partecipassero anche gli elettori simpatizzanti.

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inserito il 15/5/2013 alle 11:52

 
Il congresso del Pd di ottobre deve vedere tutte le migliori energie in campo. E’ questa la premessa per una ristrutturazione politica, culturale ed etica. Serve per il centrosinistra e serve per l’Italia.
Nelle primarie di sei mesi fa Pierluigi Bersani con l’appoggio del 95% della struttura ha ottenuto il 60% dei voti e Matteo Renzi il 40%. Chi assumerà la rappresentanza di questa grande porzione di consensi non tradizionali?
Renzi  sembra voler stare lontano dalla sfida congressuale, continuare a fare il sindaco di Firenze e aspettare l’occasione propizia per poter diventare premier.
Le ragioni possono essere molte. La paura di venir preso nei “giochi di palazzo”, nella rete dei gruppi e dei personalismi e di esserne logorato. La volontà di non indebolire di fatto Enrico Letta che come fu per Veltroni con Prodi al governo. Il fatto che si sente più adatto per il governo che per il partito.
E’ su quest’ultimo punto che voglio riflettere. Può guidare bene il governo di un Paese estremamente complesso un leader che non ha accettato (insieme con altri) la sfida di risollevare il suo partito in ginocchio?
In tutta Europa è il leader del partito più forte che guida il governo. Renzi afferma di ispirarsi a Tony Blair. Ebbene Blair ha conquistato il partito cambiandolo profondamente prima di battere i conservatori e di trasferirsi al numero 10 di Downing Street.
Anche se il prossimo congresso deciderà di togliere per sempre dallo Statuto la norma della coincidenza fra segretario del partito e candidato premier, è difficile immaginare che il segretario del Pd non partecipi alle primarie per la candidatura a premier. E se perdesse, magari a favore di Renzi,  il partito ne risulterebbe destabilizzato.
C’è un’altra ragione che mi fa propendere decisamente per Renzi in campo. Se ciò avvenisse si volterebbe davvero pagina. I suoi competitori sarebbero i Barca, Cuperlo, Civati, Orfini. Credo che anche loro facciano il tifo per vederlo candidato (e poi per batterlo). Altrimenti avremmo ancora gli Epifani, verso i quali nutro grande rispetto ma che non ritengo in grado di produrre la rifondazione necessaria. 
Renzi,  hai dimostrato coraggio da vendere, prepara la tua piattaforma culturale, politica e programmatica. Non disertare la battaglia congressuale. Solo così potrai dimostrare che credi davvero nel futuro del tuo partito.

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inserito il 14/5/2013 alle 13:59


Sono tra quelli che si augurano che il governo produca urgentemente i fatti indispensabili per l’Italia e che duri per i 18 mesi preconizzati da Enrico Letta. Non ci sono alternative in questo Parlamento e le elezioni anticipate potrebbe rimettere in sella il centrodestra.
Ma sono consapevole, come tutti, che i rischi del fallimento sono alti.
“Legge elettorale subito” dovrebbe essere lo slogan che dal basso sale incessantemente verso Roma dai social network e dai blog.
Il Pdl afferma: “Prima il nuovo assetto dello Stato e poi le regole per le elezioni”. Ma tutto ciò significa menare il can per l’aia.
Con questa volontà del centrodestra sarà difficile cambiare la legge in vigore. Allora è meglio abrogarla con un solo articolo e reintrodurre il sistema Mattarella in vigore nel 1994, 1996, 2001. Non è l’ideale, ma è migliore dell’attuale. L'ho già scritto altre volte e mi scuso se insisto.
Concordo con Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, che ha annunciato un disegno legge per attuare questo obiettivo.
Se si riuscirà a fare qualche riforma istituzionale si potrà poi pensare ad  un sistema più adatto e condiviso. Ma intanto mai più con questo sistema.

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