|
inserito il 17/5/2012 alle 14:09
Non c’è talk show in cui il sottosegretario di turno non parli della necessità di promuovere la ricerca. Anzi, tacendo il fatto che su di essa si è abbattuta la scure dei tagli, si millanta un’attenzione che non c’è. “Siamo d’accordo con Hollande quando rilancia istruzione e ricerca” proclamano, mentre al CNR e all’ENEA non sanno più da che parte sbattere la testa e la “fuga di cervelli” è diventata routine. L’Europa nel suo ultimo report del febbraio scorso ci definisce “innovatori moderati”. In pratica nella UE siamo al sedicesimo posto - in base ai brevetti, alla spesa, al numero di ricercatori - in compagnia della Spagna e poco davanti a Ungheria, Malta, Grecia e Polonia. Impegnamo in ricerca solo l’1,3% del PIL e nel 2011 siamo arretrati rispetto agli anni precedenti. I Paesi leader europei (Germania Danimarca Finlandia) hanno già raggiunto il 3% del PIL. Oltre ai tagli dolorosissimi, sempre dalla stessa parte, come si può trascurare in una crisi cosi’ profonda il capitale umano che si è sempre distinto nel mondo e le energie dei giovani, che sono le più fresche e che sono costretti a rimanere disoccupati o ad andarsene altrove e per sempre? Commenti dei lettori: 1 commento
inserito il 16/5/2012 alle 13:10
I prodotti derivati valgono 14 volte la somma dei capitali di borsa! (Il Sole 24 ore) I derivati (647milamiliardi di dollari), l’oggetto principe della speculazione finanziaria, sono 14 volte più grandi delle Borse di tutto il mondo (45,9milamilardi di dollari) e superano di 9 volte il PIL del globo. La finanza che comanda sulla democrazia, che non ha remore per affamare la Grecia, in nome del cui primato si tagliano i diritti del lavoro e dei cittadini, può continuare a fare la cresta e man bassa del risparmio pubblico e privato con costi occulti e con guadagni scandalosi, perché non si sono viste regole nuove dalla crisi del 2008. Anzi, dopo una fase di prudenza, è ripartita la caccia di fondi e banche alla speculazione. Le grandi banche americane controllano più di metà del mercato e ci sguazzano, facendo ricadere i rischi sui correntisti e sugli interessi sui debiti degli Stati più esposti (Italia compresa) e fagocitando per ogni perdita miliardi di dollari e euro sborsati dalle banche centrali (cioè dai cittadini). Un'assurdità al limite del crimine, che è stata giustificata fin qui dai “rigoristi”, quelli che hanno dominato l’Europa a fianco della Merkel e che adesso “si convertono” rapidamente ad un’altra religione, dopo i risultati delle elezioni in Francia, Grecia e Germania. Ma le conversioni richiedono sofferenza, autocritica ed umiltà: doti che nel nostro “governo dei tecnici” non abbondano certo. Commenti dei lettori: 2 commenti
inserito il 15/5/2012 alle 12:05
Con due pregevoli iniziative (una già tenuta venerdì 11 maggio, l’altra da tenersi venerdì 18 al De Filippi), i movimenti varesini contro la guerra e l’acquisto degli F-35 illustrano le ragioni per opporsi ad una spesa insensata del Governo in tempo di crisi e di tagli alla spesa pubblica. Tra le ragioni avanzate, oltre a quella decisiva del diritto alla pace, ce ne sono di natura ambientale e di natura economica. Non è vero che le spese militari sostengono l’economia e creano occupazione. Uno studio de lavoceinfo dimostra che negli USA, dove la spesa militare è più elevata, mentre la spesa pubblica complessiva è stata sostanzialmente stabile negli ultimi cinquant’anni del Novecento (circa il 20%), la spesa militare mostra un chiaro andamento decrescente (dal 15% del PIL durante la guerra di Corea a circa il 4% nel 2000, corrispondente alla quota attuale, vedi grafico qui sopra). Le variazioni della spesa militare sembrano dissociate dalle fluttuazioni cicliche del PIL, e molto più ampie e persistenti. Quindi non c’è beneficio economico né tanto meno occupazionale: anzi, la riconversione verso l’economia verde secondo l’università del Massachusset porterebbe oltre il triplo degli occupati. Commenti dei lettori: 2 commenti
inserito il 13/5/2012 alle 22:00
Dura sconfitta per la Cdu della Cancelliera Angela Merkel alle elezioni di oggi del Nord Reno Wesfalia, il Land più grande del Paese. Il partito cristiano democratico è rimasto fermo al 26 per cento dei voti (era al 34,6 per cento alle elezioni del 2010), secondo due diversi exit poll diffusi dai canali televisivi Ard e Zdf. L'SPD, al governo del Land, ha vinto il 38-39 per cento dei voti e i Verdi il 12 per cento secondo gli stessi dati. Forte la crescita dei Pirati. Si conferma ormai il rifiuto popolare anche nella stessa Germania della politica dell’austerità e del rigore a senso unico a dispetto della recessione, che viene amplificata dalle politiche della BCE, della Commissione UE, del fondo monetario. Anche Stiglitz e Krugman, due tra i più noti economisti premi nobel americani, hanno stigmatizzato la politica europea imposta da Merkel e Sarkozy e di cui Monti è stato finora un devoto officiante. Nella settimana ventura Hollande aprirà probabilmente nuovi scenari: i nostri al governo continueranno a far finta di nulla e a non allarmarsi per una frattura irreparabile tra politica e società? Se ci sarà un cambiamento in Europa, chi ci ridà pensioni, articolo 18 sulla tutela dei licenziamenti e articolo 81 - modifica costituzionale sul pareggio in bilancio – che si sono involati sull’onda dello spread? Commenti dei lettori: 4 commenti
inserito il 11/5/2012 alle 18:35
Le destre in Lombardia naufragano e questo è il dato più rilevante. Le astensioni sono ancora aumentate e questo sconforta. Il centrosinistra sembra molto motivato ed ha ottenuto risultati inimmaginabili fino a un anno fa (si pensi agli straordinari risultati “fuori casa” di Tradate e Cassano Magnago). Difficile trarre però motivo definitivo di conforto anche in questa area, che continua a risentire dell’incertezza del PD, dell’invasione di campo del Governo Monti che mena tarellate ai ceti più deboli senza che gli venga tolto il bastone, dell’incapacità a costruire una stabile coalizione. Si potrebbe dire che a Maggio vince la “foto di Vasto” e scompare Casini, ma così si resta fermi all’ingegneria delle alleanze, su cui gli uomini politici continuano a dissertare, ma che non rappresenta più la soluzione dei problemi. Il grafico (riportato da Repubblica) per le tre maggiori città della Lombardia mostra come i due maggiori partiti continuino a declinare – PdL più del PD – e a non rappresentare più nemmeno metà dell’elettorato che va al voto. In questa situazione è improponibile la linea, che ancora ha molti accoliti nel PD, che riguarda la presunzione di una sua autosufficienza e riduce la discussione sul futuro all’interno delle sue componenti, peraltro incapaci di accordarsi sulla strategia antiausterità. L’effetto destabilizzante del voto sulle destre deve consigliare al centrosinistra di mantenersi unito e di impegnarsi a fondo per vincere i ballottaggi. Se, come credo, ci saranno successi nella ex “Lombardia di Formigoni, Maroni e Bossi” si dovrà anche smettere di cucinare la stessa minestra. L’instabilità politica e la sofferenza sociale richiedono molto di più di quanto la politica italiana della stessa sinistra offre per uscire dal tunnel. Commenti dei lettori: 3 commenti
|
Archivi:
Ultimi post:
(4/5/2012 - 20:27)
(3/5/2012 - 13:40)
(2/5/2012 - 11:06)
(1/5/2012 - 07:10)
(29/4/2012 - 18:09)
(27/4/2012 - 07:00)
(25/4/2012 - 18:56)
(24/4/2012 - 07:43)
(23/4/2012 - 11:45)
(20/4/2012 - 07:33)
|